ARTURO BALDAN / PERSONALE AL PALAZZO DELLE PRIGIONI

ultimo aggiornamento: 21/05/2012 ore 22:00

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Nelle austere, poderose sale del Palazzo delle Prigioni a Venezia, ospite del Circolo Artistico di Venezia, l’Artista Arturo Baldan ha allestito una mostra che indaga l’arte della pittura e della scultura, assumendo da ambedue le espressioni caratteristiche di forma e di colore, per inoltrarsi nei meandri dell’animo umano cercando di sondare quei sentimenti che, nel corso della storia dell’uomo, ogni essere ha provato rimanendone spesso prigioniero.

L’impatto visivo risulta straniante, di primo acchito, salvo poi non rendersi conto quale magia il tempo possa attuare nell’assemblare la forza architettonica del XVII° secolo con le realizzazioni di un artista del XXI°. I profili colorati lievi e misteriosi, il “muro” di mattoni colorati, la grande sfera che sembra levitare nello spazio fatta di luce, tutto sembra proporsi quale curioso ma possibile giunto temporale con le grigie, maestose pareti mute testimoni di tanti eventi del passato.

L’andamento artistico di Baldan rasenta, come accennato, ora la pittura con sintetiche composizioni parietali, altrove vere e proprie realizzazioni scultoree, usando materiali i più diversi con una manualità  che meraviglia per la leggerezza che suggerisce, con un uso cromatico che appare quale componimento aggregante in un mixer di toni che affascina per l’eleganza che propone.
Arturo Baldan è Artista curioso e affonda la sua ricerca fino alle radici dei miti greci cercando di rendere etereo ciò che nei libri ci appare talvolta insopportabile e retorica lettura; la sua forza risiede nella sua cultura ma, soprattutto, nell’osservare la storia dell’uomo con la purezza degli occhi di un bimbo. Certo è uomo di cultura ma la sua meraviglia è la sua stessa curiosità .
Ciò lo conduce ad esprimersi con parametri semplici e declinazioni sintetiche, tutto il suo operare appare lindo e privo di orpelli pur esprimendo pensieri al limite del filosofico.

Ci supporta in questo dire l’opera: “ DOPPIA COPIA” che narra, con la semplicità  di un doppio profilo scolpito nello spazio, la metafora di Platone del “Mito della caverna”. Ci fa incontrare appena accanto un altro raffronto proponendo il lavoro: “ANDROGINO” che narra la nascita del “due in uno” sfociante nella successiva opera, quale ideale completamento di terribili avvenimenti, titolata: “L’IRA DI ZEUS” ove l’uno diventa doppio e i sessi si dividono per volere del padre degli dei. Insomma un raccontare lieve corroborato di scorrenti cromie e larghe campiture che paiono sciogliersi nell’aria senza lasciare tracce di se. Ci si trova immersi in un mondo delle meraviglie che parla di momenti onirici ( V. Profilo di un sogno) in cui notturne visioni si rapprendono nell’aggraziata silhouette di un volto senza peso.

Ma non sfugge alla sua analisi il peso dell’essere umano nella moderna società , mostrando nell’opera: IN-DISTINTA-MENTE come l’uomo oggi altro non sia che una grafia individuale che diviene componente multipla di un unico disegno privo di singole personalità  che l’Artista, tuttavia, cerca ancora di dividere per dare un senso alla nostra esistenza di uomini che lottano per mantenere un soffio di libertà  armati ancora di libero arbitrio. E proprio nella grande costruzione titolata: “THE WALL” Baldan sembra voler definire il suo pensiero denso di paure ma ricco di speranza che si evidenzia nella ricchezza cromatica della composizione, che ci riporta all’infanzia quando erigere un muro di mattoncini colorati appariva un gioco in cui l’alzare barriere altro non era che la preparazione della mossa successiva con la quale tutto veniva distrutto con un colpo, ritrovando così la gioia del possesso della propria ragione potendo disporre, inconsciamente, del bene e del male, quale unica ricchezza acquisita con la nascita, ritenuta sin qui inviolabile.

Talvolta Baldan si affida al suo essere artista veneto e lo fa con autonomia di pensiero realizzando opere che ci appaiono inconsuete per ciò che vogliono rappresentare quale p.e. la grande sfera (LUCE VENEZIANA) con la quale l’Artista vuole omaggiare la grande scuola dell’uso della luce nella pittura del passato e lo fa, ancora, nell’opera “Accordi di luce” dove una sequenza di lunghe listelle colorate si alternano per dare vita ad un arcobaleno di “scintille luminose” ricordo mai spento delle luminosità  accordanti nei capolavori dei grandi veneziani dei secoli scorsi.

Un’opera colpisce particolarmente lo spettatore ed in particolare chi scrive, si intitola:” Un attimo prima “ due profili che stanno per congiungersi, o scontrarsi ?, quale espressione di un evento che, se previsto e prevenuto, potrebbe cambiare le sorti delle persone quanto, tramite le moderne tecnologie, del mondo intero. Ecco questo è Arturo Baldan, giovane artista che non limita la sua opera all’esteriorità  di un apparato artistico, ma pretende fornirci le coordinate esatte di ciò che rappresenta.
Attenzione però, non sempre Arturo risulta così accademico, talvolta il suo animo si apre alla poesia pura ed alla musica e nascono opere quali: “ Tango” dove sensualità  e dinamismo si sommano per dare vita alla sinossi del più famoso ballo del mondo, mostrando due semplici lamelle colorate che si innalzano nell’aria fornendoci l’esatta percezione di un incrocio di corpi e di anime. Nella piccola scultura dal titolo: “Bella senz’anima” un sottile filo cadenzato da striscie colorate sembra fluttuare nell’aria, leggero ed incorporeo, ad incantarci come un pensiero sortito dalla mente di un poeta innamorato. Ma ciò è pursempre frutto di indagini psichiche su quanto l’uomo moderno raccoglie nel suo animo nei momenti dell’ansia, della paura, della gioia e del dolore, sentimenti che un artista ha il dovere di indagare e rappresentare, così come avviene dalla notte dei tempi.

Insomma da quanto visto e percepito si evince che BALDAN non voglia solamente esprimerci i suoi sentimenti con il mezzo del suo ingegno e della sua manualità , ma voglia suggerirci un assioma che spesso ci sfugge, cioè come l’Arte possa mutare di veste ma non di sostanza e quando data per morta abbia sempre la forza di rinascere dalle proprie ceneri, come la mitica Fenice, permettendo a qualcuno chiamato “artista” di rappresentarla con nuovi stimoli, purchè sincero nell’essere e puro nel cuore.

Ai nostri lettori un cordiale arrivederci alla prossima Mostra.

Giorgio Pilla – Critico d’Arte

Venezia, Maggio 2012

www.giorgiopilla.it

AL PALAZZO DELLE PRIGIONI
DI PALAZZO DUCALE A VENEZIA MOSTRA PERSONALE DI ARTURO BALDAN
IL TUTTO, RAPPRESENTA L’OPERA COMPIUTA

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