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Gerusalemme — Giovan Battista Brunori, corrispondente da Gerusalemme
06/10/2026
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Alla vigilia del 7 ottobre Hamas ha diffuso le ultime immagini di Yahya Sinwar prima della morte: si vede il leader aggirarsi tra le macerie di Rafah, avvolto in coperte per non essere riconosciuto. Sinwar verrà ucciso il 16 ottobre 2024.
A tre anni dal 7 ottobre, soldi, armi e tunnel militari risultano ancora in parte disponibili al movimento palestinese. Per documentarlo, il corrispondente è entrato in una base militare israeliana nel centro del Paese per verificare ciò che resta della cosiddetta “Santa Barbara” di Hamas, un vasto arsenale che l’organizzazione avrebbe accumulato in quasi vent’anni di dominio.
Sul posto sono visibili razzi, lanciarazzi, timer e detonatori. Ci sono mitragliatrici montate su pick-up, elemento chiave della strategia di Hamas per neutralizzare le torrette di guardia israeliane e ingaggiare i primi scontri a fuoco nelle basi e nei kibbutz.
Secondo la ricognizione, la maggior parte delle vittime è stata uccisa a distanza ravvicinata con fucili d’assalto definiti “leggeri”. Tra le armi repertate figura una K-47, indicata come Kalashnikov, considerata il fucile d’assalto più noto e letale.
Quanto mostrato è solo una parte delle armi trovate addosso ai militanti uccisi il 7 ottobre. Nel deposito sono state rinvenute anche borse con attrezzature mediche: i materiali suggerirebbero che i militanti si preparavano a rapire neonati — come poi è avvenuto — e a curarli in caso di ferimento.
Il quadro emergente dalla visita in base indica che, nonostante smantellamenti parziali, permane una disponibilità di risorse militari che ha caratterizzato gli anni precedenti lo scoppio delle ostilità.
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