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lunedì 06 Dicembre 2021

‘Chi l’ha Visto?’: registrati i carabinieri che non solo non cercano ragazza scomparsa, ma prendono in giro il padre

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Provvidenza Grassi era una ragazza di 27 anni sparita nel nulla la notte del 10 luglio. Per quella sparizione il padre andava a chiedere ai carabinieri di attivarsi, ma quei militari, oltre a non cercarla, trattavano l’uomo come un rompiscatole, eticchettando il caso come irrilevante perchè tanto la ragazza: “… andava con tutti…”.

Provvidenza Grassi è stata poi ritrovata, invece, lungo i venti chilometri fra Rometta e Messina, finita sotto l’autostrada dopo un volo di trenta metri. La «zoccola», figlia di quel padre scocciatore, anzi «c…», che rompeva andando a chiedere informazioni in caserma «pure a Ferragosto», era morta in un incidente stradale.

Lo sconvolgente retroscena è rimasto inesorabilmente impresso in una registrazione telefonica di «Chi l’ha visto», programma al quale il padre della ragazza scomparsa si era rivolto per ottenere aiuto nelle ricerche di sua figlia.

La registrazione – che non si può nemmeno definire un’intercettazione – è stata mandata in onda da una conduttrice Federica Sciarelli combattuta mercoledì, «perché sappiamo quanto i carabinieri ci mettono l’anima nelle ricerche», per il rispetto per l’Arma, e per tutti quegli uomini che affrontano un lavoro pericoloso ogni giorno onorando la divisa.

Ma i due carabinieri di Messina (tra cui, pare, un graduato) questa volta la divisa l’hanno disonorata. La registrazione telefonica – che non si può nemmeno definire un’intercettazione – è avvenuta in modo accidentale dopo la conversazione di un carabiniere con un giornalista della redazione che chiedeva informazioni sullo stato delle ricerche della ragazza. Al termine della conversazione il militare si metteva a commentare con un collega dimenticando di riattaccare subito la cornetta, così, dall’altra parte del filo, si è continuato ad ascoltare. E a registrare.

Giovanni Grassi, padre di Provvy, come tutti chiamavano la giovane vittima che forse qualcuno avrebbe potuto salvare se su quell’autostrada fossero stati compiuti rapidi e efficienti accertamenti, ha così improvvisamente capito perchè aveva quella sensazione che la figlia dovesse essere cercata meglio.

«Grassi è uno che rompe sempre i c… in caserma», come dice il carabiniere parlando al collega: «L’ho cacciato. È un c…, te ne renderai conto anche tu. È venuto anche il giorno di Ferragosto e poi si mette sempre a piangere».

«È una zoccola ed ora non ce ne possiamo fottere perché c’è “Chi l’ha visto” che se ne occupa”. Ed ancora: “Quella p… scomparsa…”».

L’avvocato Iaria della famiglia passa al contrattacco: «Chiediamo il trasferimento dell’indagine ad altra Procura».

E mentre dal Comando fanno sapere che partirà «una inchiesta che sarà svolta con rigorosi accertamenti», viene confermato che «quella conversazione comunque non riflette e non cancella l’impegno da tanti profuso». L’indagine ora ha sei indagati per omicidio colposo, sei dirigenti del Cas, il Consorzio autostrade siciliane, perché il guardrail del disastro potrebbe non essere stato regolare, accartocciandosi così senza fermare la corsa dell’auto.

L’incidente stradale, però, non spiega la chiamata dell’11 luglio, due giorni dopo la scomparsa, partita dal telefonino di Provvy, trovato lo scorso 23 gennaio accanto alla ragazza morta. Da quel telefono sarebbe partita una chiamata verso casa, uno squillo che ben ricorda la madre, pronta a rispondere, ma che dall’altra parte trasmetteva solo silenzio.

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