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Alla cassa: ‘Signore, mi dispiace, non le posso vendere alcolici, sono mussulmana’. E il supermercato rischia il boicottaggio

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marks spencer supermarkets

Un cliente ha scritto al quotidiano Daily Telegraph e ha raccontato la sua avventura avvenuto in un supermercato: aveva una bottiglia di champagne, si reca alla cassa ma la ragazza con il velo, una ragazza islamica, «gentile e umile» si è rifiutata di battere lo scontrino e di completare l’operazione spiegando che la sua religione proibisce l’alcol e la carne di maiale. Non solo le proibisce di farne uso personale ma le proibisce di distribuirli. Dunque, niente.

Magari la ragazza ha fatto anche bene alla salute individuale del cliente non vendendogli alcolici, chissà, forse non aveva una bella cera, ma la questione investe la libertà personale dell’individuo.

Il cliente è rimasto sorpreso, ma soprattutto chiede al quotidiano londinese, è giusto che nel Regno Unito, in un grande magazzino, si applichi le legge ispirata dal Corano?
Ne è venuto fuori un caso emblema.

Ci sono stati promotori di rivolte di massa contro i supermercati Marks & Spencer che hanno inondato i social network, a cominciare dalla pagina Facebook della stessa catena, con critiche e minacce (di fare acquisti solo con la concorrenza) che ha costretto Marks & Spencer a chiedere scusa: «Siamo dispiaciuti… il nostro è un business secolare, abbiamo politiche inclusive che accolgono tutte le fedi religiose ma nel caso specifico le nostre regole sono state disattese». Ovvero se un credente, un dipendente di forti convinzioni o islamiche o cristiane o ebraiche, ritiene di non potere trattare certi prodotti viene spostato ad altro settore in modo che non vi siano imbarazzi. Mai in cassa. Piuttosto al reparto abbigliamenti.

Marks & Spencer è un colosso del commercio, fondato nel lontano 1884 e capace di produrre oggi un miliardo di profitti, ma la buccia di banana sul quale è scivolato è solo la spia di un allarme più vasto.

Alcuni giorni fa a Brick Lane, una delle strade dell’East londinese, è accaduto che per la prima volta diverse donne con il volto nascosto dal niqab nero hanno manifestato contro i bar e i negozi che vendono alcol. Esponendo cartelli con la scritta «10 mila decessi ogni anno causati dall’alcol, la soluzione è l’Islam». Le donne chiedono che siano chiusi i locali con gli scaffali di vino, birra, whisky.

Pretesa che naturalmente nessuno ha preso in considerazione, ma è emblematico che nella multietnica Londra un corteo di donne musulmane si agitino per una loro rivendicazione, non era mai successo prima.

Redazione

[24/12/2013]

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La discussione è aperta: una persona ha già commentato

  1. sarebbe bene che fuori del centro commerciale o di qualsiasi altra boutique si evidenzi in varie scritte se all’interno vi lavorano persone islamiche, così che il cliente possa decidere s e entrare o andare al negozio successivo

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