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Al Lido di Venezia irrompe Frankenstein: applausi a scena aperta per Guillermo Del Toro

Al Lido di Venezia irrompe un Frankenstein spaventoso ma con il cuore tenero. La Mostra del Cinema di Venezia ha incoronato, almeno per ora, il suo momento più emozionante. Sabato 30 agosto, il pubblico della Sala Grande ha riservato a Frankenstein, l’attesissimo film di Guillermo Del Toro, una standing ovation che si è protratta per […]

Al Lido di Venezia irrompe un Frankenstein spaventoso ma con il cuore tenero.

La Mostra del Cinema di Venezia ha incoronato, almeno per ora, il suo momento più emozionante. Sabato 30 agosto, il pubblico della Sala Grande ha riservato a Frankenstein, l’attesissimo film di Guillermo Del Toro, una standing ovation che si è protratta per ben tredici minuti, la più lunga registrata finora in questa 82esima edizione. Un applauso interminabile che ha commosso i protagonisti e lo stesso regista, visibilmente toccato dall’accoglienza riservata alla sua nuova creatura cinematografica.

Del Toro, Leone d’Oro nel 2017 con La forma dell’acqua e ormai considerato uno dei maestri del cinema gotico contemporaneo, ha scelto di riportare sul grande schermo la leggenda di Mary Shelley con un adattamento sontuoso e ambizioso, prodotto da Netflix con un budget di circa 120 milioni di dollari. Il risultato è un’opera di 149 minuti che non solo reinterpreta il mito, ma lo arricchisce di sfumature emotive, accentuando il tema dell’emarginazione e della solitudine della creatura.

Il cast, tra i più attesi sul red carpet veneziano, ha contribuito a catalizzare l’attenzione dei fan e dei fotografi. Oscar Isaac veste i panni del tormentato Dottor Victor Frankenstein, mentre Jacob Elordi interpreta la creatura, in una prova fisica ed emotiva che ha colpito il pubblico. Mia Goth è Elizabeth Lavenza, la donna amata dal protagonista, e Christoph Waltz presta il volto al cinico mercante d’armi Harlander. A completare il gruppo, Felix Kammerer nel ruolo di William Frankenstein, fratello del dottore e promesso sposo di Elizabeth.

Durante la proiezione, diversi momenti hanno suscitato reazioni calorose, ma l’ovazione finale ha rappresentato la consacrazione di un film che potrebbe già essere tra i favoriti per il Leone d’Oro. Isaac ed Elordi, visibilmente emozionati, hanno ringraziato il pubblico tra abbracci e sguardi lucidi, mentre Del Toro, felice e commosso, ha stretto a sé gli attori, condividendo con loro un momento di vera complicità.

Il regista ha spiegato in conferenza stampa quanto la storia di Frankenstein sia legata al suo percorso personale: «Da bambino mi sentivo sempre fuori posto. Non capivo mio padre, e lui non capiva me. Vivevo un senso costante di estraneità, finché un giorno sullo schermo apparve Boris Karloff. In quell’istante ho trovato una figura in cui riconoscermi». Per Del Toro, il “mostro” non è mai stato soltanto un simbolo di paura, ma soprattutto una metafora della diversità e della difficoltà di essere accettati.

La proiezione veneziana ha quindi suggellato non solo il ritorno di uno dei cineasti più amati della sua generazione, ma anche la potenza di un mito che continua a parlare al presente. Con questo nuovo Frankenstein, Del Toro sembra aver riportato al centro dell’attenzione non solo l’orrore, ma soprattutto l’umanità nascosta dietro l’ombra del mostro.

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