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Morti per Covid: addio all’allenatore di calcio dei ragazzini

Morti per Covid, ancora e sempre molto dolorose. Così Massimo “Il gigante buono”, se ne è andato, senza possibilità di poterselo aspettare, in modo improvviso e drammatico. Massimo Gallo aveva 51 anni, allenava i ragazzini dello Zianigo, ma soprattutto insegnava loro la correttezza, la solidarietà e i valori più importanti della vita, oltre che dello […]

Morti per Covid, ancora e sempre molto dolorose. Così Massimo “Il gigante buono”, se ne è andato, senza possibilità di poterselo aspettare, in modo improvviso e drammatico.
Massimo Gallo aveva 51 anni, allenava i ragazzini dello Zianigo, ma soprattutto insegnava loro la correttezza, la solidarietà e i valori più importanti della vita, oltre che dello sport.
Durante la notte, nella vigilia di Natale, Massimo, persona conosciuta perché ex giocatore di calcio di ottimo livello, nonché allenatore della categoria Esordienti dello Zianigo, ma anche fondatore del gruppo Facebook “Sei di Mirano se…”, e ancora – e soprattutto – persona stimata e benvoluta da tutti, ha spirato l’ultimo respiro.

Massimo Gallo, di Mirano, è l’ennesima vittima del covid. L’esordio della malattia con i sintomi ormai tristemente noti: tosse e febbre. Poi, nel giro di un paio di giorni, la polmonite, inesorabile.
Appena una settimana è durato il ricovero a Mirano. La malattia ha esordito da subito con troppa violenza su quel fisico non ancora vaccinato.
La dolorosa perdita di Massimo segue di pochi giorni quella del 48enne fioraio Andrea Barbato.

La sindaca di Mirano, Maria Rosa Pavanello, così ha parlato in Facebook: «Questa è stata una settimana in cui nella nostra città sono mancati due uomini giovani che avevano ancora molto da dare, due punti di riferimento per le loro compagne e le loro famiglie. Due uomini buoni sempre disponibili e sorridenti, solidi, ricchi di umanità ed empatia, ho avuto il privilegio di conoscerli. Vorrei che le loro compagne Sonia Bertoldo e Carla Frasson potessero trovare nella luce una via, vorrei che ricordassero che la luce è il simbolo della speranza».

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