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Anche il Fai scrive all’Unesco: non lasciate morire Venezia

Venezia, come città ‘vera’, è in grave pericolo, ora lo certifica anche il Fai che scrive all’Unesco. Mentre sono in corso i lavori del 43º World Heritage Committee dell’Unescoa Baku in Azerbaijan, il Presidente del FAI – Fondo Ambiente Italiano Andrea Carandini ha infatti indirizzato al Direttore Generale Mechtild Rössler una lettera per chiedere particolare […]

Anche il Fai scrive all'Unesco: non lasciate morire Venezia

Venezia, come città ‘vera’, è in grave pericolo, ora lo certifica anche il Fai che scrive all’Unesco. Mentre sono in corso i lavori del 43º World Heritage Committee dell’Unescoa Baku in Azerbaijan, il Presidente del FAI – Fondo Ambiente Italiano Andrea Carandini ha infatti indirizzato al Direttore Generale Mechtild Rössler una lettera per chiedere particolare attenzione riguardo all’emergenza di Venezia.

Le grandi navi da crociera fuori dalla Laguna, no agli scavi di “nuovi e vecchi canali”, e “porre fine a un modello commerciale che cannibalizza la città”, scrive il Fondo Italiano per l’Ambiente, in una lettera inviata al 43/o World Heritage Committee dell’Unesco, riunito in questi
giorni a Baku, a proposito del rischio che Venezia venga inserita nella ‘black list’ dei siti a rischio.

“Il Fai – scrive il presidente Andrea Carandini – ha chiesto con forza per le navi con stazza superiore alle 40.000 tonnellate il divieto immediato di transito nei canali del centro della città, estendendo lo stesso divieto all’intera Laguna, affinché si escludano – precisa – canali di navigazione alternativi e piani di terminal passeggeri al suo interno”.

A oggi, precisa l’organismo, “non ci sono progetti cantierabili e, anzi, la proposta incentrata su Marghera è una semplice ipotesi. Ciò che invece risulta drammatico è il delicato stato della Laguna, minacciato dall’inquinamento dell’aria e dell’acqua, da una grave instabilità idrogeologica e da un eccessivo sfruttamento antropico”.

La lettera chiede quindi “che l’impatto ambientale in Laguna sia ridotto e che vengano esclusi categoricamente gli scavi di nuovi e vecchi canali. L’obiettivo deve essere quello di porre fine a un modello commerciale che cannibalizza la città – conclude Carandini – provocando danni scientificamente misurabili di immense proporzioni”.

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