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Giochi: Bang! e i casi di plagio. La causa tra Da Vinci e Yoka Games

Si è conclusa con una sentenza negativa, che potrebbe portare a ripercussioni anche pesanti nel mondo dei prodotti ludici, la causa che opponeva negli Stati Uniti Da Vinci Editrice, casa italiana di Bang! (foto sopra), gioco di carte western di Emiliano Sciarra, dal grande successo in tutto il mondo, a Yoka Games, editore in lingua inglese […]

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Si è conclusa con una sentenza negativa, che potrebbe portare a ripercussioni anche pesanti nel mondo dei prodotti ludici, la causa che opponeva negli Stati Uniti Da Vinci Editrice, casa italiana di Bang! (foto sopra), gioco di carte western di Emiliano Sciarra, dal grande successo in tutto il mondo, a Yoka Games, editore in lingua inglese di “The legenda of the 3 kingdoms”, in originale Sanguosha, accusato dai produttori italiani di essere un vero e proprio clone di Bang! trasportato dal mondo del west alla leggenda cinese dei Tre Regni senza però, secondo gli avvocati della ditta italiana, che vi fossero sostanziali variazioni a livello di regolamento, singole carte e caratteristiche dei personaggi.

La corte federale di Houston, Texas, ha però decretato, con una sentenza che, se interpretata alla lettera, potrebbe avere ripercussioni anche pesanti sul mondo ludico, specie nei suoi prodotti più famosi, che “Personaggi, regole e interazioni di Bang non sono sostanzialmente simili a quelli di LOTK, gli aspetti che potrebbero essere definiti similari non sono espressivi”.

Emiliano Sciarra ha subito replicato amaramente, commentando che “La sentenza è un esempio di come certe volte la legge e la giustizia siano cose molto diverse”.

In effetti, la situazione del copyright del mondo ludico, settore che, se non ancora in Italia, in altri paesi come ad esempio Stati Uniti, Germania, Cina o Giappone muove profitti molto alti, può essere definita una sorta di limbo legislativo: il gioco in sé, infatti, rientra nelle regole del copyright per quanto riguardagli aspetti “fisici” (illustrazioni, tabellone, carte, segnalini), ma a livello di regolamento viene visto solo come un procedimento che non può ottenere brevetto o copyright.

“Molti giudici”, spiega Sciarpa dalla sua pagina internet, “Si arenano sulla constatazione che non si può mettere il copyright sul lancio dei dadi o sulla pesca di una carta. Ma è come dire che non si può brevettare una macchina perché usa viti, dadi e bulloni, oppure che non si può applicare il copyright a una canzone perché usa le note e gli strumenti musicali”.

La protezione dell’idea di un gioco, dunque, data la sentenza americana, potrebbe diventare un problema.
Come si può quindi proteggere una propria idea ludica originale? “Di fatto”, spiega Leo Colovini leo colovini giochi up(foto a fianco), veneziano, inventore di giochi riconosciuto a livello mondiale e tra gli ideatori del Premio Archimede per giochi inediti: “ Non si può. Si possono proteggere solo gli aspetti fisici, un particolare meccanico, la grafica, il titolo per un prodotto che, magari, ha portato l’autore e i produttori a spendere settimane intere effettive di lavoro, a volte spalmate anche in anni”.

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Il caso di Bang! appare inoltre particolare anche perché, per la prima volta, è stato il presunto “plagiatore” a trionfare nelle vendite, arrecando ulteriore danno agli italiani.

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Massimo Tonizzo
Massimo Tonizzo
Giornalista, esperto di giochi, organizzatore eventi. E' presente in tutte le più importanti manifestazioni tematiche nazionali ed internazionali. massimo_t@lavocedivenezia.it
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