
Strasburgo — La Corte penale internazionale (Cpi) con sede all’Aia è il vincitore del Premio Sacharov 2026 per la libertà di pensiero. La decisione è stata presa questa mattina dalla Conferenza dei Presidenti del Parlamento europeo a Strasburgo; la candidatura era stata proposta dal gruppo dei Socialisti al Pe, che ha indicato la Corte come, nelle loro parole, “simbolo della resistenza contro le guerre dell’amministrazione americana”. La notizia è stata riportata dall’ANSA.
Tra gli altri candidati scartati figurava il difensore dei diritti umani tanzaniano Tundu Lissu, sostenuto da Ppe ed Ecr.
La Cpi è composta da 18 giudici eletti dall’Assemblea degli Stati Parte in base a qualifiche, imparzialità e integrità; ciascuno resta in carica per un mandato non rinnovabile di nove anni. L’organo garantisce processi equi, emette mandati di arresto o comparizione, autorizza la partecipazione delle vittime e dispone misure di protezione per i testimoni. Tra i suoi compiti c’è anche l’elezione interna del presidente e di due vicepresidenti.
L’istituzione impiega circa 900 persone provenienti da 100 nazionalità e non deve essere confusa con la Corte internazionale di giustizia, anch’essa con sede all’Aia. Dalla sua nascita la Corte ha condannato 15 persone e ne ha assolte quattro. Critici dell’istituzione la accusano di una concentrazione eccessiva sui crimini commessi in Africa e della mancata condanna di grandi leader politici.
Tra i procedimenti più rilevanti citati nella storia recente della Cpi vi è quello contro l’ex presidente filippino Rodrigo Duterte, indicato come il primo ex capo di Stato asiatico a comparire davanti alla Corte. Nel novembre 2024 la Cpi aveva inoltre emanato mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’allora ministro della Difesa Yoav Gallant nell’ambito dell’inchiesta sulla guerra a Gaza; un mandato era stato emesso anche per il leader di Hamas Mohammed Deif, dopo la morte di altri due indagati, Yahya Sinwar e Ismail Haniyeh.
Negli ultimi anni la Corte è stata nel mirino di Stati Uniti e Israele, e il 9 ottobre l’amministrazione Usa ha imposto sanzioni che, secondo quanto riferito, rischiano di paralizzarne l’attività: le misure colpiscono accesso ai conti bancari, utilizzo di software, pagamento degli stipendi e protezione dei testimoni. All’epoca l’Unione europea aveva ribadito il suo “sostegno incrollabile” alla Corte; il conferimento del Premio Sacharov viene oggi interpretato come un riconoscimento simbolico di quel sostegno.
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