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La videocamera di Pietro diventa voce: Kasia Smutniak porta Mustang in sala

Kasia Smutniak presenta Mustang: la videocamera di Pietro Taricone, ora di loro figlia Sophie, diventa filo narrativo per raccontare amore, perdita e la comunità del Mustang.

Roma — Una piccola videocamera di casa diventa l’asse su cui si regge Mustang, il documentario di Kasia Smutniak presentato in concorso alla Festa di Roma e in uscita il 23 novembre. Lo strumento, usato da Pietro Taricone per riprendere i viaggi e i momenti familiari, è oggi nelle mani della loro figlia Sophie, che l’ha portata con sé in Mustang e presta la voce al film.

La storia parte nel 2003, quando Kasia e Pietro visitarono per la prima volta il Mustang e si promisero di tornarvi per proteggere la cultura locale. Pietro, morto nel 2010 a 35 anni, era stato lui a suggerire quel luogo. Kasia ha mantenuto la promessa contribuendo alla costruzione di una scuola nella regione.

Nel documentario si alternano immagini private della coppia — avventure, sguardi, amicizie — e il presente di una comunità del Nepal minacciata dallo spopolamento. Nelle riprese si coglie il cambiamento degli ultimi anni: l’arrivo della strada, dell’elettricità, di Internet, e il rischio che la scuola aperta si svuoti e chiuda.

Kasia racconta di aver iniziato a lavorare al progetto in modo più organico nel 2018, pur avendo filmato a più riprese nel tempo. Il momento decisivo è arrivato quando la figlia le ha chiesto: “Dov’è la telecamera di papà?” Sophie è partita per il Mustang da sola con quella videocamera, e la macchina è diventata la chiave narrativa attraverso la quale emergono memorie e trasformazioni.

Il lavoro di montaggio è stato lungo e intenso: per quasi un anno Kasia, la produttrice Marella Bombini e la montatrice Ilaria Fraioli hanno ricostruito la storia chiuse in una stanza, cercando nella materia filmata la trama del racconto. Kasia definisce Mustang un film femminile non solo per i personaggi ma per il punto di vista adottato.

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Il film attraversa 23 anni di vita privata e pubblica, intrecciando la storia d’amore con questioni più ampie sul senso della vita e sulla trasformazione culturale. Nelle sequenze emerge anche la quotidianità rituale della comunità del Mustang, dove — racconta la regista — un gruppo di bambini si sveglia presto per compiere riti, pregare, cantare e mangiare.

Kasia ammette di aver faticato a osservare se stessa attraverso le immagini e di sentirsi ancora alla ricerca di risposte; il documentario, dice, prosegue oltre la sala cinematografica perché racconta una realtà in divenire. Mustang è prodotto da Fandango con Luce Cinecittà e arriverà nelle sale il 23 novembre.

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Elena Gravin
Elena Gravin
Studentessa, amo scrivere per diverse testate on line. Cinema, teatro, musica, le mie passioni, ma amo incontrare gente. elena_g@lavocedivenezia.it
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