Se ci sta a cuore pensare sempre con la nostra testa onde non uniformarci pedissequamente al “mainstream”, o intrupparci inconsapevolmente nella folta schiera di greggi o branchi popolati, in genere, da sprovveduti o analfabeti funzionali,
nonchè farci fagocitare ingenuamente e stoltamente nelle insincere relazioni amichevoli o sentimentali…
GUARDIAMOCI DAI “PROCUSTE” REDIVIVI, ISTITUZIONALI O IN CIRCOLAZIONE
Procuste, come si ricorderà, era un brigante della mitologia greca che attaccava i viaggiatori, stendendo gli alti su un letto corto, tagliando loro i piedi che sporgevano; e allungando i bassi su un letto lungo, stirandoli fintantoché essi non avessero raggiunto le dimensioni del letto. Procuste, in altre parole, era solito ridurre chiunque incappasse nelle sue mani alle dimensioni volute, divenendo di conseguenza per la psicologia e per la cultura in generale un perfetto simbolo di riduzione dell’essere degli individui a una misura convenzionale: convertendo totalmente i loro ideali e qualsivoglia loro dubbio o tendenza vitale autonoma, in conformismo o sottomissione.
Il che è ciò che fanno o quantomeno tentano di fare sostanzialmente, a ben riflettere, tutte quelle istituzioni preposte all’educazione e formazione sociale, culturale, politica e religiosa – quali famiglia, scuola, partito, chiesa …etc. – i cui responsabili e addetti sono soliti sostanzialmente, spesso, a comportarsi né più e né meno alla stessa stregua.Ed è quello che spesso accade, inoltre, nelle relazioni amichevoli, sentimentali etc. in cui uno dei due coinvolti ha spesso la sensazione netta, di fronte alle insistenti pretese dell’altro volte a volerlo assolutamente cambiare o addirittura “salvare” – da chi o da che cosa, in genere, non è dato sapere – di trovarsi letteralmente, per l’appunto, in un letto di Procuste.

Non ci resta, pertanto, di essere oltremodo vigili in ogni situazione in cui siamo coinvolti nel corso della nostra vita ed evitare assolutamente che la nostra identità possa venire in qualche modo conculcata o stravolta da chicchessia a scapito di noi stessi e della libertà di essere ciò che siamo o vogliamo essere in ossequio a un nostro legittimo e sacrosanto diritto: quello di essere accettati per noi stessi e di poter essere, eventualmente, sempre in grado, di fronte a tutto ciò in cui siamo coinvolti e non condividiamo nella nostra sfera pubblica e privata, di prendere sempre le necessarie distanze e di scegliere di pensare e agire nel modo che più ci aggrada.
Con la dovuta e necessaria responsabilità, beninteso, esercitata sia verso noi stessi sia verso gli altri: “conditio sine qua non” questa, a mio modesto avviso, affinché la convivenza politica, sociale e umana nel nostro Paese assuma finalmente la fisionomia di una pacifica e condivisa… difforme unità: che è l’unità di ogni democrazia che si rispetti, degna di tale nome, e di cui la nostra Costituzione ne è, peraltro, un perfetto esempio.
ENZO PEDROCCO
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