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Il presidente Donald Trump ha rilanciato la campagna per rendere permanente l’ora legale negli Stati Uniti, scatenando uno scontro aperto con un esponente del suo stesso partito, il senatore repubblicano dell’Arkansas Tom Cotton. La polemica è salita di tono dopo che Trump ha pubblicato sul social Truth il presunto numero di cellulare di Cotton, invitando gli elettori dell’Arkansas a contattarlo per sollecitare l’approvazione del Sunshine Protection Act.
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Secondo quanto riportato, l’Associated Press ha provato a chiamare quel numero: nessuno ha risposto e la casella vocale risultava piena. Il Washington Post ha verificato che il recapito era già associato a Cotton in un database pubblico.
Nel post su Truth il presidente ha indicato Cotton come l’ostacolo al provvedimento e ha chiesto agli elettori dello Stato, che ha ricordato di aver vinto tre volte, di sollecitare il senatore. Trump ha giustificato la proposta con motivazioni legate alla praticità del non dover spostare gli orologi e alla possibilità di avere più luce la sera, che a suo dire favorirebbe attività come golf, tennis, caccia e lavoro agricolo.
Il mondo del golf ha fatto sentire la propria voce a favore del cambiamento: Brian Rolapp, amministratore delegato del PGA Tour, ha espresso sostegno alla riforma. Stime dell’industria del golf citate nel dibattito indicano che mantenere un’ora di luce serale in più potrebbe consentire circa 23 milioni di partite aggiuntive all’anno e generare intorno a un miliardo di dollari di ricavi diretti in più. Tuttavia, gli effetti economici varierebbero da Stato a Stato, anche perché in molte zone fredde molti campi chiudono in inverno.
La strategia di rendere pubblici numeri di contatto non è nuova per Trump: nel 2015, durante la corsa alla nomination repubblicana, aveva reso noto il numero dell’allora rivale Lindsey Graham. Graham trasformò l’episodio in uno sketch e in seguito divenne un alleato.
Sul fronte dell’opposizione, Cotton ha ribadito che l’adozione permanente dell’ora legale avrebbe un prezzo nello spostamento della luce dal mattino alla sera. Il senatore ha richiamato l’esperienza passata e ha avvertito che, in alcune città come Detroit e Indianapolis, il sole sorgerebbe anche dopo le 9 in certi periodi dell’anno, con conseguenze per bambini che andrebbero a scuola al buio e per lavoratori che inizierebbero la giornata senza luce naturale. Cotton ha detto di non amare il cambio d’ora, ma ha sostenuto che gli abitanti dell’Arkansas non vogliono mandare i figli a scuola “nel buio più totale”.
Anche sul piano scientifico la questione divide: l’American Academy of Sleep Medicine si è espressa a favore dell’ora solare permanente, ritenendola più compatibile con i ritmi circadiani. I sondaggi riflettono una certa stanchezza verso il sistema attuale: un’indagine AP-NORC del 2025 mostrava che solo il 12% degli adulti statunitensi era favorevole a mantenere il cambio semestrale. Quando veniva chiesto quale orario scegliere tra due opzioni permanenti, il 56% preferiva l’ora legale tutto l’anno, contro il 42% favorevole all’ora solare permanente.
La discussione legislativa si inserisce in un quadro già non uniforme: alcuni Stati, come Arizona e Hawaii, non adottano il cambio stagionale e restano tutto l’anno sull’ora solare.
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