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È cessata verso le 5 di stamani la protesta scoppiata ieri nel secondo reparto della sezione giudiziaria del carcere Don Bosco di Pisa. L’azione si è conclusa dopo ore di mediazione condotte dalla polizia penitenziaria; non sono stati segnalati feriti.
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Da quanto appreso, alcuni reclusi sarebbero stati arrestati e trasferiti; altri trasferimenti sono previsti nelle prossime ore a causa dei danni ingenti riportati nella sezione interessata.
La protesta è nata dopo che alcuni detenuti hanno scoperto nelle celle dispositivi ritenuti microspie e videocamere impiegati a fini investigativi. In un video in diretta su TikTok — poi interrotto — un detenuto di origini albanesi si è collegato dall’interno per chiedere aiuto e denunciare la presenza degli apparecchi.
Fonti locali riferiscono che, nelle ore precedenti, il personale della polizia penitenziaria aveva fatto uscire i detenuti dalle stanze; al rientro alcuni avrebbero trovato gli strumenti di sorveglianza. Circa quaranta persone si sarebbero barricate nel secondo giudiziario, lanciando oggetti e gettando acqua per impedire l’ingresso del personale. I detenuti avrebbero chiesto di incontrare il comandante della polizia penitenziaria e la direttrice della struttura: elementi che, precisano le cronache locali, sono ancora in fase di verifica.
Secondo le autorità, le microspie vengono utilizzate per intercettare minacce, traffici e piani di evasione; i detenuti invece denunciano un controllo occulto sulla vita quotidiana, sul riposo e sulle conversazioni in cella. La ricostruzione dell’ex detenuto collegato in diretta mette in rilievo il presunto metodo: far uscire le persone, collocare gli apparecchi e farle rientrare. Se confermato, il caso riguarda non solo la legalità delle intercettazioni ma anche le modalità di installazione e la percezione di essere stati ingannati.
Camera penale, realtà di volontariato e il garante dei diritti dei privati della libertà segnalano da tempo sovraffollamento — oltre trecento persone in struttura e un sovraffollamento del 150% — e carenze igieniche aggravate da chiusure e trasferimenti da altri istituti toscani. Queste criticità erano già note alle autorità locali.
All’esterno del carcere le forze dell’ordine sono schierate per evitare che la tensione si allarghi e per preparare un rientro sotto controllo del reparto occupato. La presenza del personale sanitario del 118 è stata registrata, segno che è stata attivata la macchina di emergenza per eventuali necessità o per precauzione.
Il caso mette in luce problemi più ampi del sistema penitenziario: telefoni vietati che comunque circolano, profili social gestiti dalle celle e la difficoltà di isolare un istituto nell’era dello streaming, quando una diretta può rendere immediatamente pubbliche situazioni che di solito restano confinate tra mura e verbali.
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