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New York, 24 settembre 2026 — Benjamin Netanyahu ha parlato dall’Assemblea Generale dell’Onu in una sala per lo più vuota, respingendo con veemenza le accuse rivolte a Israele e definendo le accuse di genocidio “la più grande bugia del secolo”.
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All’ingresso del premier molti diplomatici si sono alzati e sono usciti, mentre all’esterno del Palazzo di Vetro decine di manifestanti hanno preso parte a proteste che hanno portato a diversi arresti, compresa quello dell’attrice Susan Sarandon. Alcuni dei presenti hanno intonato cori pro-Palestina durante l’intervento.
Nel discorso Netanyahu ha difeso a oltranza l’operato di Israele, ripercorrendo riferimenti storici dalla guerra del 1967 fino a figure bibliche. Ha accusato Francia e Gran Bretagna di essere tra i “giganti” del colonialismo e ha respinto le accuse di genocidio. Dal palco ha anche puntato il dito contro il Qatar per la diffusione di false informazioni e ha definito il presidente turco Erdogan un “tiranno”. Sul Golan ha detto che gli ebrei vi sono presenti “dai tempi di Mosè”.
Il premier ha attaccato il sindaco di New York, definendolo «un anti-semita» e accusandolo di diffondere menzogne; il sindaco ha risposto velocemente definendo Netanyahu un bugiardo che cerca di coprire il genocidio. In parallelo, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato del Vaticano, ha espresso preoccupazione per la decisione israeliana di espandere e costruire nuovi insediamenti, ritenuta un elemento che mina la realizzazione della soluzione dei due Stati.
Netanyahu ha ridimensionato l’importanza dei coloni violenti, parlando di “un manipolo di giovani teppisti, circa 150 persone” in Cisgiordania. Ha inoltre ringraziato il presidente americano Donald Trump, sostenendo che “Israele e l’America hanno agito insieme per salvare la civiltà” in riferimento alla guerra in Iran, e ha affermato che il regime iraniano cadrà e che gli iraniani un giorno saranno liberi.
Per sottolineare il suo messaggio verso Teheran, Netanyahu ha lasciato al presidente dell’Assemblea un dispositivo Starlink da consegnare alla delegazione iraniana, con l’obiettivo, ha spiegato, che il popolo iraniano possa raccontare la propria storia quando si ribellerà. Dal suo arrivo all’Onu ha inoltre mostrato un cercapersone usato da Israele in Libano nel 2024, commentando: “Ve lo ricordate? Hezbollah se lo ricorda”.
La città si è presentata blindata: migliaia di agenti hanno presidiato le strade intorno al Palazzo di Vetro per separare i gruppi di protesta opposti. La visita del premier è avvenuta dopo che in luglio lui e la moglie Sara avevano ottenuto la scorta a vita. Netanyahu ha ridotto la permanenza nella città, senza prevedere un pernottamento, ed è atterrato in New Jersey; polizia e Secret Service non avevano registrato minacce credibili legate alla sua presenza.
Nella notte precedente all’arrivo, intorno alle 4:30, tre persone sono state riprese mentre uscivano da un tombino vicino all’hotel su Park Avenue scelto dal premier: non sono emersi elementi che colleghino l’episodio alla visita e i tre sono stati identificati come cercatori di metalli già segnalati in passato nelle fogne cittadine.
Oltre a Sarandon, tra i fermati durante le manifestazioni figurano la candidata democratica di origine palestinese Darializa Avila Chevalier e il consigliere comunale Chi Ossé. Le proteste contro Netanyahu nella Grande Mela hanno avuto anche una parte del mondo ebraico-americano tra gli organizzatori: New Jewish Narrative, J Street, New York Jewish Agenda, T’ruah e altre realtà progressiste hanno partecipato alle iniziative. Sul fronte opposto, altri gruppi hanno promosso manifestazioni di sostegno al premier e un’accoglienza favorevole alla sua presenza.
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