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La Procura di Velletri sta svolgendo accertamenti per verificare se negli ultimi tempi Denise Cosco abbia avuto contatti con il padre e quale fosse il loro rapporto. La donna si è tolta la vita il 10 settembre 2026 lanciandosi dall’appartamento dove viveva ad Ariccia.
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Gli inquirenti hanno acquisito il cellulare di Denise e procedono all’analisi del dispositivo; è prevista anche la verifica della sua casella di posta elettronica per ricostruire le ultime comunicazioni e ricavare elementi utili alle indagini.
Il padre di Denise è detenuto ad Asti, dove sta scontando la condanna per l’omicidio di Lea Garofalo, uccisa nel 2009 insieme ad altri esponenti della cosca contro cui aveva testimoniato. Al momento il fascicolo aperto è per istigazione al suicidio e resta contro ignoti.
Nei giorni scorsi i pubblici ministeri hanno ascoltato il compagno della donna: il convivente potrebbe aver fornito informazioni utili a ricostruire le ultime ore di vita di Denise, che non ha lasciato biglietti né messaggi.
A Crotone si è svolta la cerimonia religiosa voluta dalla Diocesi in memoria della giovane. Alla commemorazione sono intervenuti, tra gli altri, don Luigi Ciotti, la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo e la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro. Don Ciotti ha parlato della violenza mafiosa che agisce nel tempo e ha definito il suicidio di Denise “un omicidio lungo 17 anni”. Colosimo ha ricordato che lo Stato è intervenuto ma ha detto che alcune ferite non sono state curate; Ferro ha sottolineato la presenza dello Stato come impegno a seguire il percorso della vicenda e a contrastare mafia e ‘ndrangheta.
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