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Raid Usa nello Stretto di Hormuz: matrimonio colpito, quattro morti. Iran risponde; Washington e Teheran si scambiano accuse e minacce

Raid statunitensi colpiscono obiettivi iraniani vicino a Hormuz; una cerimonia nuziale nel sud dell’Iran travolta: 4 morti. Iran risponde e proclama rappresaglie.

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Una nuova escalation militare scuote il Golfo: le forze statunitensi hanno colpito oggi obiettivi iraniani nelle aree intorno allo Stretto di Hormuz, in quella che il Comando centrale Usa (Centcom) ha descritto come una reazione ai tentativi delle Guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC) di attaccare navi mercantili e truppe schierate nella regione.

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In seguito ai raid, la Mezzaluna Rossa iraniana ha aggiornato il bilancio: quattro persone sono morte, tra cui un bambino, e circa 50 sono rimaste ferite dopo che un’abitazione è stata raggiunta durante una cerimonia di nozze nel sud del Paese. La televisione di Stato e agenzie locali avevano già riferito di due morti e diversi feriti in altre segnalazioni serali.

Le autorità iraniane hanno segnalato esplosioni e attacchi in più punti del sud e del sud-est, tra cui Bandar Abbas, l’isola di Qeshm, Konarak, Chabahar e l’aeroporto di Jiroft. Fonti iraniane hanno inoltre riferito che una petroliera è stata colpita da proiettili non identificati a 31 chilometri a est di Khasab, in Oman; non sono stati riportati impatti ambientali o vittime.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione ha annunciato di aver avviato una risposta agli aggressori e di aver “inasprito il blocco” dello Stretto di Hormuz. I Pasdaran hanno anche sostenuto di aver abbattuto un drone MQ-9 statunitense contrassegnandolo come il 50° di quel tipo distrutto, e hanno rivendicato attacchi contro basi Usa in Giordania, affermando di aver provocato vittime e danni. Tali affermazioni non risultano al momento confermate da fonti indipendenti; Reuters, citando due funzionari americani, ha invece affermato che non risultano vittime statunitensi dagli attacchi iraniani.

Gli Stati Uniti hanno motivato gli ultimi raid come interventi contro siti utilizzati per il tentativo di ripristinare sistemi radar danneggiati in precedenti azioni congiunte Usa-Israele e contro presunte piattaforme lanciarazzi sull’isola di Larak. Agenzie americane avevano attribuito a precedenti operazioni la distruzione di razzi e la neutralizzazione di mine navali. Già in un raid precedente sull’isola di Larak, l’agenzia Tasnim aveva confermato la morte di due persone e il ferimento di altre due.

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Il presidente Donald Trump ha difeso gli attacchi, spiegando che gli obiettivi includevano strutture atte a ricostruire sistemi radar. In dichiarazioni rilanciate da media statunitensi, Trump ha anche definito l’Iran “una nazione fallita” e ha avvertito che ulteriori reazioni da parte di Teheran incontrerebbero una risposta ancora più pesante. Ha inoltre detto che gli alleati del Golfo sono stati avvisati prima delle operazioni e fatto riferimento alla portaerei USS George Washington come elemento della presenza navale nella regione.

La tensione ha avuto ripercussioni diplomatiche e operative: ambasciate americane in Israele, Giordania, Bahrein e Qatar hanno emesso avvisi di sicurezza e segnalato il rischio di una “escalation imprevista”, invitando cittadini e interessi statunitensi a cautela. Gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver intercettato un drone iraniano nelle loro acque. Nel frattempo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha richiamato l’attenzione sulla mancanza di accesso a siti nucleari iraniani, definendo la questione da trattare con urgenza.

Sullo sfondo degli scontri, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in visita al vertice della Shanghai Cooperation Organization a Bishkek, ha ribadito che l’Iran non ha avviato il conflitto ma si è difeso, sottolineando che la diplomazia resta la via principale per risolvere le controversie. Pezeshkian ha inoltre affermato che l’Iran ricambierebbe subito eventuali passi degli Stati Uniti volti a rispettare gli impegni presi nel memorandum d’intesa firmato il 17 giugno, scaduto il 17 agosto.

Altri sviluppi connessi alle tensioni includono la decisione del segretario dell’Esercito americano Dan Driscoll di dimettersi, comunicata alla Casa Bianca e riportata da fonti Usa; e l’arresto da parte di forze israeliane del capo della sicurezza interna di Hamas nella Striscia di Gaza, annunciato dalle autorità israeliane. Diverse altre notizie internazionali del giorno — dalla visita del presidente cinese Xi Jinping al Cairo alla sosta della portaerei USS Abraham Lincoln in Thailandia dopo 280 giorni — sono state rilanciate dai media insieme agli sviluppi militari nella regione.

Le dichiarazioni incrociate di Washington e Teheran, le rivendicazioni dei Pasdaran e le conferme contrapposte sulla presenza di vittime tra le forze americane fanno crescere il timore di una ulteriore escalation nella regione, con ripercussioni su traffico marittimo, sicurezza diplomatica e controllo degli impianti nucleari.

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Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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