Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!
Clicca qui e iscriviti subitoGratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!
La famiglia di Sorin Marian Postolache, il 56enne noto come “Mika” deceduto mercoledì alle Zattere, ha presentato un esposto in procura chiedendo di fare luce sulle circostanze della morte e di disporre l’autopsia sul corpo. Ne dà notizia oggi il Corriere del Veneto.
Secondo i parenti, i fatti vanno ricostruiti nelle ore che hanno preceduto il malore che ha stroncato Postolache intorno alle 13. Da quanto indicato nell’esposto, attorno alle 11.30 lo stesso uomo sarebbe stato visto borseggiare presso la zona dei Frari insieme ad altri due presunti complici; in quella circostanza alle vittime sarebbero stati sottratti anche dei farmaci salvavita.
Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.
Scopri come fare
Dopo gli episodi ai Frari ci sarebbe stato un confronto verbale in piazza San Marco. La vicenda si è poi spostata alle Zattere, dove l’uomo sarebbe stato inseguito da alcune persone e si sarebbe accasciato mentre cercava di fuggire.
Inizialmente la moglie ha parlato di una “spinta”; nell’esposto si parla invece di un “inseguimento”.
Postolache era affetto da problemi cardiaci e assumeva farmaci per tale motivo, dettaglio che figura nell’esposto. La morte è stata attribuita a un malore: il punto controverso però riguarda il momento in cui è sopraggiunto l’infarto, che – secondo quanto segnalato – non si è verificato mentre l’uomo era fermo ma durante la fuga.
La polizia intervenuta sul posto ha già iniziato l’acquisizione delle immagini delle telecamere di sorveglianza, ma i familiari chiedono ulteriori accertamenti per chiarire eventuali responsabilità. In prima battuta la procura aveva escluso l’autopsia; la presentazione dell’esposto costringerà ora a una nuova valutazione.
Nel documento si ipotizzano anche reati a carico di terzi, tra cui la molestia alle persone con un possibile nesso causale del decesso come possibile conseguenza.
Tutti i dettagli nell’articolo del Corriere.
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google
..cmq tra un po’ i borseggiatori che si faranno male e non riusciranno a borseggiare arriveranno a chiedere la malattia e magari la cassa integrazione nei mesi invernali con poco turismo..
Io sono di Roma , quando ho letto il titolo pensavo fosse uno scherzo, invece è realtà, se un giudice darà ragione ai parenti allora si potrà dire che la giustizia è veramente morta…………Tutto questo è assurdo e surreale!!!
Già, la abbiamo seppellita da un pezzo, dove è scritto nell’ordinamento giuridico, quale è la norma che tutela un criminale nel commettere un criminine? I giudici si sono “inventati” la tutela della “professione del criminale”, soggetti che pagano le tasse , i contributi , quindi “degni” di risarcimento? … la resa dei conti: finché rubi ti va bene, quando ti prendono, grazie alla magistratura, ti va anche meglio che gli Italiani ti “risarciscono”!! Deviazioni ideologiche, per cui oggi chi più delinquente è, più ha ragione. Scusate: chi commette reati, perché “ha diritto ” ad un risarcimento? Ipso iure? Già…vis cui resisti non potest……..poveri noi!
c’è un errore di fondo. I giudici applicano la legge non fanno leggi. Chi ha di fatto regolarizzato il ‘furto con destrezza’ è la legge Cartabia. Vergognoso? Certo!
Ora ai borseggiatori devi chiedere posso inseguirti?
Non c’è davvero limite alla sfacciataggine ed alla sfrontatezza di questi esseri
La famiglia del ladro ha coraggio e faccia tosta, ma spero che stavolta il giudice di turno abbia il coraggio di cestinare immediatamente l’esposto e non perdere tempo con dei criminali che in un paese civile sarebbero dietro le sbarre e qui invece chiedono soldi alla gente onesta che ha subito un torto!!!
Alla famiglia del borseggiatore non gliene frega nulla del parente morto!