Miti contemporanei
TUTTI FOTOGRAFI I MILIONI DI COLORO CHE USANO UNO “SMARTPHONE ” DI ULTIMA GENERAZIONE ?
Così almeno, in genere, si percepiscono loro stessi e lì percepiscono – “ca va sans dir” – amici, conoscenti e parenti. Ma personalmente, con loro buona pace, non ritengo assolutamente di poter considerare fotografi – nell’accezione letterale e più ampia di tale termine – semplici fruitori di cellulari di ultima generazione che, a differenza delle fotocamere sia analogiche sia digitali, non richiedono alcuna cognizione fotografica grazie a una caterva di funzioni presenti di default in essi e che si attivano automaticamente senza bisogno di fare alcunchè, invariabilmente per consentirti in tempo reale, per ogni situazione tu abbia davanti, il più adeguato “punta e scatta” secondo canoni si badi bene, non tuoi, ma convenzionali, relativamente a ciò che comunemente si ritiene sia una “bella fotografia”.
E’ noto che prima di scattare la foto, infatti, essi analizzano preventivamente la scena che hai davanti, riconoscendo se stai inquadrando cibo, un cane o altro e, regolandosi di conseguenza in tempo reale, attivano alcune funzioni, volte a regolare saturazione e contrasto, senza che tu debba fare alcunchè.
Ma non si limitano soltanto a questo, bensì, sempre automaticamente e senza il tuo intervento, offrono anche non pochi altri aiuti utili a offrirti sempre… il loro meglio nelle tue fotografie, fra cui principalmente: l’assistenza alla composizione, suggerendoti l’inquadratura migliore e l’allineamento dell’orizzonte in tempo reale; la possibilità di notte, in condizioni di poca luce, di scattare foto luminose senza l’uso del flash o del cavalletto, combinando più esposizioni in pochi secondi; o la possibilità nelle foto macro – di un insetto, un fiore o altro – di avvicinare lo smartphone al soggetto al fine di far scattare automaticamente, così facendo, la lente ultra-grandangolare, idonea a permetterti di mettere a fuoco da vicino; etc. etc.
Concludendo, pertanto, liberissimo ciascuno che, nonostante tutto ciò, voglia considerare fotografi i suddetti milioni di coloro che si servono di uno smartphone di ultima generazione qualsiasi per le proprie fotografie: io, no!
Enzo Pedrocco
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P.S.
nei primi anno ’80 conobbi Gianni Berengo Gardin. Per il mio lavoro presso l’ufficio turismo e per la mia personale passione, fui incaricato di accompagnarlo per un reportage fotografico sulle fabbriche di Marghera. Al termine di questo suo lavoro documentaristico importante, mi regalò un suo libro con dedica.
SACROSANTO
Il mio “periodo storico” di fotoamatore cominciò con una nikon F photomic. In soffitta, da qualche parte, si nasconde ancora l’attrezzatura per la stampa compreso l’ingranditore meopta, un po’ spartano ma ottimo. Il massimo della tecnologia la utilizzai con la “nuovissima” FA primi anni ’80. Possiedo un bell’archivio fotografico di oltre vent’anni di immagini veneziane e di personaggi della vita quotidiana, qualcuna pubblicata su riviste, altre esposte in un paio di mostre personali. Sono stato fotografo ufficiale in partite di rugby serie A, e in altri sport con ottimi risultati, senza utilizzare mai il motore. Il mio “momento storico” di fine fotoamatore è cominciato contemporaneamente all’avvento del digitale (per altri motivi).
Le sue parole mi hanno fatto tornare alla mente l’estate dell’anno ’80 quando – da garzone di bottega – con sudore e fatica riuscii a comprare una Canon AE1 ed ebbi la fortuna di conoscere Corrado, fotografo dell’Ansa e di altri grandi giornali con negozio in Frezzeria-Bocca di Piazza, che cominciò a portarmi in giro e a spiegarmi i “segreti” del mestiere. Come suo apprendista andai persino alla “Gondola d’Oro”che si tenne a Lido… ah che bei ricordi… grazie Fulvio