Una figura chiave tra gli sceneggiatori e produttori di “Star Trek”, noto soprattutto per essere stato uno degli autori più prolifici e autore di molti degli episodi maggiormente preferiti dai fan di tale saga televisiva durante l’era d’oro degli anni ’90.
Anni in cui ebbi modo di conoscere e frequentare a Venezia – grazie al fatto che alloggiasse all’Hotel Pausania dove io saltuariamente, per sbarcare il lunario , vi facessi il portiere di notte – scorrazzandolo spesso, assieme ad altri amici, in lungo e largo per la città e, soprattutto, tra un bàcaro e l’altro, facendogli degustare, con sua piena soddisfazione, le tipiche ghiottonerie della nostra gastronomia, accompagnandole il più delle volte con dell’ottimo Prosecco, assolutamente nuovo per lui e che ben presto lo conquistò, divenendone un vero e “accanito” estimatore.
Parlando del suo lavoro e dei temi affrontati nelle sue storie – spesso caratterizzate, com’è noto, da concetti di fantascienza “alta”, esplorazioni di civiltà antiche, paradossi temporali e una profonda attenzione alla mitologia interna della serie – appresi, fra l’altro, che già allora gli attribuivano la responsabilità del “tormentone” del numero 47, che appariva quasi in ogni episodio di “Star Trek” da lui scritto – e successivamente adottato da altri autori – che molti suoi fan, ancora oggi, si interrogano sul suo significato.
Ebbene, come mi confidò, si trattava di un riferimento alla “47 Society” del Pomona College, di cui faceva parte. Confidenza che mi guardai bene da spoilerare, anche su suo esplicito suggerimento: in ossequio alle logiche di marketing – di cui il settore della cultura e dello spettacolo (cinema, serie TV, letteratura) non ne é affatto esente – non spoilerare serve, infatti, a mantenere il pubblico in uno stato di curiosità attiva, spingendolo a ricercare e consumare l’opera il prima possibile per scoprire, possibilmente, il segreto.
Enzo Pedrocco
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