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Fregata Martinengo verso Cipro: l’Italia si unisce alla missione di difesa europea

La fregata missilistica Martinengo si unisce alle forze navali di Spagna, Francia e Olanda per proteggere Cipro dalle minacce iraniane.

La Marina Militare italiana ha designato la fregata Federico Martinengo per unirsi alle operazioni di difesa dell’isola di Cipro, in coordinamento con le forze navali di Spagna, Francia e Olanda. La missione risponde alle crescenti tensioni nell’area mediterranea orientale e alle potenziali minacce iraniane.

L’unità navale, attualmente ormeggiata nella base di Taranto, ha recentemente concluso la sua partecipazione alla missione europea Eunavfor Aspides nel Mar Rosso, dove ha contribuito alla protezione del traffico mercantile dagli attacchi degli Houthi.

La Martinengo rappresenta l’eccellenza della tecnologia navale italiana ed europea. Appartenente alla classe Bergamini delle Fregate europee multi-mission (FREMM), è il risultato di una collaborazione italo-francese che ha prodotto unità all’avanguardia nel panorama militare marittimo internazionale.

Varata nel marzo 2017 presso lo stabilimento Fincantieri di Riva Trigoso e completata nei cantieri del Muggiano a La Spezia, la fregata porta il nome del contrammiraglio Federico Carlo Martinengo, caduto eroicamente durante la Seconda Guerra Mondiale al largo delle coste livornesi, mentre comandava una vedetta antisommergibile sotto attacco tedesco.

Le capacità operative dell’unità sono garantite da un equipaggio altamente specializzato di circa 170-185 militari. Il sistema d’armamento include un sofisticato cannone prodiero per operazioni di interdizione navale e contro obiettivi terrestri, oltre a missili Aster 30 per la difesa aerea d’area, sia in funzione antiaerea che antimissile.

La nave si distingue per il suo design “stealth” e per un’identità fortemente radicata nella tradizione marinara italiana. Il suo crest, che mantiene la tradizione delle unità Classe FREMM dedicate alle medaglie d’oro della Marina Militare, raffigura il profilo della nave evidenziandone i sistemi d’arma e i sensori. Sul caratteristico sfondo azzurro spicca il motto “Sufficit Animus” insieme al distintivo ottico F 596.

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Il motto stesso, che significa “Basta il coraggio”, affonda le sue radici nel pensiero del filosofo Seneca e fu successivamente adottato dalla Prima Squadriglia Aerea. Acquisì particolare significato anche grazie a Gabriele D’Annunzio, che lo fece proprio dopo un grave incidente aereo nel 1916, quando, nonostante la perdita della vista dall’occhio destro, continuò imperterrito la sua attività di volo.

La missione a Cipro rappresenta un nuovo capitolo significativo nella storia operativa della Martinengo, confermando l’impegno italiano nel garantire la stabilità nel Mediterraneo orientale attraverso una presenza navale qualificata e tecnologicamente avanzata, in piena sinergia con i partner europei.

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Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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  1. Leggendo che la fregata Martinengo parte per “garantire la stabilità nel Mediterraneo orientale”, viene da chiedersi:
    ma davvero pensano che siamo tutti così ingenui?

    Ogni volta la stessa storia: navi armate fino ai denti che salpano “per difesa”, droni “per protezione”, missili “per sicurezza”.
    E intanto ci raccontano che è tutto normale, tutto routine, tutto “cooperazione europea”.

    La verità è che siamo sempre più vicini a un conflitto, ma nessuno ha il coraggio di dirlo.
    La parola “guerra” non si può pronunciare, perché fa paura, perché costringe a spiegare, perché obbliga a prendersi responsabilità.

    E allora mi chiedo:
    come mai non vediamo flotte di cittadini che protestano?
    Perché non ci sono “missioni popolari” che vanno a dire ai governi: basta giocare con il fuoco sulla pelle della gente?

    Forse perché la popolazione non ha petrolio da difendere, non ha gasdotti da proteggere, non ha interessi strategici da salvare.
    Ha solo una vita normale da vivere.
    E guarda caso, è sempre quella che paga il prezzo più alto.

    Chi decide queste missioni non rischia nulla.
    Chi parla di “coraggio” lo fa da una scrivania.
    Chi manda navi e droni non sarà mai quello che si ritrova nel mezzo di un’escalation.

    E allora diciamolo chiaramente:
    se questa è una guerra, abbiate almeno la dignità di chiamarla col suo nome.
    E se non lo è, smettetela di comportarvi come se lo fosse.

    La gente è stanca di essere spettatrice muta mentre altri giocano a Risiko con il Mediterraneo

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