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Panevin, falò record nel Veneziano: Pm10 oltre i limiti e polemiche sull’aria

L’Epifania 2026 si è confermata anche quest’anno una delle ricorrenze più sentite in Veneto orientale, con decine di falò accesi tra la terraferma, il litorale e la laguna per celebrare il tradizionale Panevin. Le manifestazioni hanno richiamato migliaia di persone, ma hanno coinciso con un deciso peggioramento della qualità dell’aria, alimentando proteste, polemiche politiche e […]

L’Epifania 2026 si è confermata anche quest’anno una delle ricorrenze più sentite in Veneto orientale, con decine di falò accesi tra la terraferma, il litorale e la laguna per celebrare il tradizionale Panevin. Le manifestazioni hanno richiamato migliaia di persone, ma hanno coinciso con un deciso peggioramento della qualità dell’aria, alimentando proteste, polemiche politiche e un nuovo confronto tra tutela delle tradizioni e salute pubblica.

Le prime accensioni sono iniziate già nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, dopo giorni segnati dai botti di Capodanno e da condizioni meteorologiche sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti. Le centraline di monitoraggio Arpav hanno registrato fin da subito valori di polveri sottili superiori ai limiti di legge. Nella notte dell’Epifania, intorno alle due, alla stazione di fondo del parco Bissuola a Mestre si è toccato un picco di 105 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria, più del doppio del valore consentito. Valori simili sono stati rilevati in via Beccaria a Marghera, lungo rio Novo a Venezia e in via Tagliamento, dove il livello ha raggiunto 108 microgrammi.

Il peggioramento si è inserito in una sequenza già critica. Il primo superamento del 2026 era stato registrato la notte di San Silvestro, con valori fino a 125 microgrammi a Marghera. Nei giorni successivi il Pm10 era diminuito pur restando fuori norma, rientrando temporaneamente nei limiti tra domenica e lunedì, prima di risalire nuovamente con l’Epifania. In pochi giorni si sono così accumulati quattro sforamenti, un dato che contrasta con la chiusura del 2025, concluso con 25 giorni oltre i limiti, dieci in meno rispetto a quanto consentito dalle norme europee.

Nel frattempo, su tutto il territorio regionale sono tornate in vigore le limitazioni al traffico previste dall’accordo padano contro l’inquinamento, mentre resta aperta la discussione sulle norme introdotte dalla Regione Veneto per l’inverno 2025-2026, che prevedevano un limite massimo di due eventi per Comune tra falò e fuochi d’artificio. Una disposizione che, di fatto, non ha trovato piena applicazione, anche a causa del miglioramento generale della qualità dell’aria registrato lo scorso anno e del contesto politico ed elettorale.

Sul piano degli eventi, la tradizione ha comunque dominato la scena. In tutto il Veneziano e nel Sandonatese si sono accesi falò pubblici e privati: dal Cavallino al basso Piave, da Jesolo Paese a Eraclea, fino a San Donà, dove le pire hanno interessato il centro, la golena e le frazioni. A Marghera, al parco di Catene, la piroea paraea ha richiamato un pubblico numeroso nonostante il freddo intenso e un accenno di neve al mattino. L’organizzazione ha garantito lo svolgimento regolare della cerimonia tradizionale, culminata con l’accensione del rogo e i rituali legati ai presagi per l’anno nuovo.

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Il caso più emblematico è stato quello di Cavallino-Treporti, dove si è registrato un numero record di falò. Nel territorio comunale sono stati autorizzati 62 Panevin, due pubblici organizzati dall’amministrazione e circa sessanta in aree private, regolati da un’ordinanza comunale e sottoposti a controlli preventivi. La densità delle accensioni ha reso il panorama notturno particolarmente suggestivo, ma ha contribuito a concentrare le emissioni in un’area relativamente ristretta, con una media di un falò ogni 700 metri quadrati.

Con il vento, l’odore acre di bruciato e il fumo si sono spinti fino al Lido di Venezia e in alcune zone del centro storico. Nel Veneto orientale, e in particolare tra Cavallino-Treporti e Jesolo Lido, sono arrivate numerose segnalazioni da parte dei residenti, che hanno lamentato aria irrespirabile per diverse ore, ridotta visibilità e disturbi come irritazioni a occhi e gola. In alcune zone dell’entroterra il fumo ha contribuito a un effetto nebbia, accentuando la percezione del disagio.

Le proteste hanno riacceso il dibattito politico. Sono arrivate critiche nette alla concentrazione di falò, considerata incompatibile con un territorio già fragile dal punto di vista ambientale e sottoposto a forte pressione urbanistica e turistica. È stata sottolineata la necessità di ridurre drasticamente i roghi, in particolare quelli privati, e di puntare su eventi simbolici a minore impatto, richiamando i rischi sanitari legati alle polveri sottili e ultrafini.

Alle critiche hanno replicato le amministrazioni locali, rivendicando il rispetto delle regole e dei controlli effettuati. I sindaci di Jesolo e Cavallino-Treporti hanno evidenziato che gli eventi pubblici autorizzati erano limitati e che i falò privati si sono svolti nel rispetto delle prescrizioni, sostenendo che l’impatto complessivo sarebbe stato inferiore rispetto al passato. Le amministrazioni hanno ribadito il valore identitario del Panevin e la volontà di difendere una tradizione storica, conciliandola con le esigenze ambientali e di sicurezza.

Il confronto resta aperto. Gli ambientalisti chiedono soluzioni alternative, citando esempi già sperimentati in altre città con spettacoli di luci, laser o droni, e l’uso di fuochi a basso impatto. Il tema tornerà con forza nei prossimi mesi, anche alla luce delle nuove restrizioni europee su Pm10 e Pm2.5 previste nei prossimi anni. L’Epifania 2026 si chiude così tra celebrazioni partecipate e un’aria che, almeno per una notte, è tornata a essere difficile da respirare.

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Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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6 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. «Ragazzi, vedo che il dibattito è acceso quasi quanto i Panevin — e già questo è un buon segno.
    Partiamo da una cosa semplice: il Panevin non si tocca. È un rito antico, identitario, che profuma di legno, di storie raccontate attorno al fuoco e di un Veneto che non ha bisogno di influencer per sapere chi è.

    Detto questo, leggere che il PM10 “non esiste” perché “le piante fanno polvere” mi ha fatto sorridere: è un po’ come dire che il tiramisù non ingrassa perché è fatto con ingredienti naturali. Magari fosse così.

    La verità è che possiamo benissimo continuare a bruciare la vecia, arrostire castagne, far felici bambini e nonni, e allo stesso tempo evitare di trasformare la laguna in un affumicatoio da salumi.
    Non serve la guerra santa contro i “green”, né la crociata contro le tradizioni: basta un minimo di buon senso, che non ha mai fatto male a nessuno.

    E sia chiaro fino in fondo: io sto dalla parte dei Panevin, senza se e senza ma.
    Proprio perché ci tengo, preferisco difenderli con intelligenza invece che con slogan. Le tradizioni sopravvivono quando si adattano, non quando diventano armi da battaglia culturale.

    Il Panevin è vivo, vegeto e bellissimo.
    Difendiamolo bene, così non dovremo difenderlo “contro tutto e tutti”, ma semplicemente… celebrarlo.»

  2. Vi lamentate del panevin, ma cosa ne pensate di tutti quegli aerei che sparano ogni giorno scie chimiche di sostanze sconosciute che provocano nuvoloni strani … Quelli non inquinano no vero? Poi dovresti avere l’auto elettrica… Il greeeen

  3. Dopo dici che il woke è morto, diciamo che è moribondo và……
    E’ vero il pane e vin fa puzza…di legno e erba bruciata, voi siete abituati agli svapo, vapo, tapo, crapa, forse vi dà fastidio, capisco, siete abituati ad intossicarvi con la plastica….il legno è una cosa strana….per voi.
    Il pane e vin, cioè la vecia, la befana (ecc. ecc.) è un rito di passaggio pagano, il corrispondente contadino dell’ultimo dell’anno, quello passato ad ammazzarsi nei locali per “normali figoni”, magari proprio per quelli che si pensano “green”. I contadini passano il fine anno all’aperto, bruciando il vecchio anno tra le pire di sterpaglie infuocate. Bambini, vecchi tutti assieme, i secondi a raccontare storie ai primi, mentre si arrostiscono le caldarroste o si mangia il panforte. Intanto i campi (quelli svuotati dai fondi europei per la maggese obbligatoria nel 2023 e poi trasformate in ipertasse nel 2024 cancellate nel finire nel 2025 dopo la protesta delle patate a bruxelles), si puliscono dai rimasugli della vegetazione dell’anno passato. Tutto perfetto per assicurare il cibo ai green, e già perchè il cibo (checcenedica la Rottemajer europea) non nasce nelle vaschette della coop, no va coltivato e per coltivare occorre seguire una certa procedura che i green non conoscono, e nemmeno i forti firmatori di appelli per i delfini pio.
    Francamente i green, gli appellatori, nella loro indicibile ignoranza, hanno francamente rotto il caaa..cio, i PM10 per il legno bruciato? Ma siete fuori completamente, sapete di vivere nel pianeta terra, vero? Siamo pieni di polveri provenienti dalle piante, ma dove cacio vivete voi? E poi “fragile dal punto di vista ambientale”, ma che cavolo vuol dire. E dal covid che sento questa cavolata, ma vedo gente che svapa in vaporetto…sarebbe il caso che i green si rifasassero con la realtà, siamo nel 2026 il tentativo di riscrivere la cultura occidentale a colpi di ideologia di plastica e scritta a colpi di spritz nei centri sociali è bella che finita.

    • I cosiddetti “green ” non hanno mai capito niente di ecologia   ci hanno bombardato la testa col riscaldamento globale e cambiamento climatico , cosa che avviene da sempre a causa del cambiamento dell’inclinazione dell’asse terrestre denominata precessione terrestre ,nei secoli ha fatto cadere imperi e provocato migrazioni ….. poi hanno voluto reintrodurre orsi e lupi con tragiche conseguenze…..
      La tradizione millenaria dei panevin risale ancor prima dei romani , va rispettata e tramandata ai posteri …. ma sempre non esagerando , a volte succede che vi sia alta pressione e l’odore rimanga per giorni , a volte come quest’anno la bora ha aiutato a ripulire l’aria ….

    • forse sarebbe meglio evitare di abbattere milioni di piante, forse sarebbe meglio evitare le migliaia di bombe che esplodono ogni giorno, forse sarebbe meglio ridurre il numero di aerei che ogni giorno ci passano sopra la testa, forse sarebbe meglio che i politici usassero le videoconferenze invece di usare ognuno il proprio aereo di stato quando indicono conferenze sul clima, green etc.
      Forse sarebbe meglio evitare i fuochi di artificio che inquinano continuamente per una settimana e con contenuti tossici.
      Forse sarebbe meglio fare questo piuttosto che ridurre i falò dell’epifania che si fanno solo 1 volta all’anno e che durano un’,ora…
      O no??

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