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Buongiorno. Dal 1971 al 1975 ho frequentato l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. In quegli anni il Rettore era Carlo Scarpa. Durante il percorso di studio ci insegnarono a non trascurare la fase che precede un progetto quindi indagine e rilievo dello stato di fatto, eventuali problematiche che si possono verificare con inserimento nell’area esistente, la sua funzione e a chi è rivolto oltre alla predisposizione di opere per la protezione dell’intervento.
Da un paio di mesi si è concluso un intervento importante atto alla rivalutazione dell’area Giardinetti ex Reali. Il progetto prevedeva anche la formazione di ampie aiuole della misura di 11 ho più metri di lunghezza per 1,5 m di larghezza. In questi spazi sono state successivamente messe a dimora piante di tre diverse tipologie.
Lo scrivente, ma non solo perché anche molti operatori che nella zona lavorano da molte decine di anni, hanno subito espresso delle riserve visto che tali aiuole riducevano notevolmente lo spazio di calpestio esistente in una zona di arrivo e partenze con un alto numero di presenze aggravato dal fatto che è anche punto di raccolta per i vari gruppi di turisti.

Ora, visto che per queste aiuole non era stato previsto a loro difesa nessun cartello di divieto di calpestio, come giustamente si doveva fare e molti comuni fanno a tutt’oggi, esse vengono usate come si può vedere dalla documentazione fotografica come pattumiere, zone di calpestio continuo per evitare le code o il camminare lento di chi si sofferma per ammirare il paesaggio o per scattare delle foto, e anche come area di posteggio valige e molto altro.
Risultato? A non meno di due mesi dalla loro realizzazione abbiamo la maggior parte degli arbusti morti e il sistema di irrigazione alla mercé di chi continuamente ci cammina sopra, oltre a un deposito in crescita di mozziconi di sigarette e rifiuti vari.
È solo grazie alla costante opera dei commercianti della zona se qualche pianta è ancora viva.
Concludo sperando che chi ha il dovere di proteggere un bene della comunità realizzato con i soldi dei contribuenti, e per non trasmettere il messaggio che a VENEZIA si può distruggere e usare a piacimento il verde pubblico rimanendo IMPUNITI, si dia da fare per evitare questo scempio .
Saverio de Bello,
Venezia

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L’ inciviltà sta dilagando purtroppo. Evviva il buonismo di ……della politica!
Dovrebbe essere a carico dei trasporti privati, visto che sono i padroni dei giardienetti e del bacino.
perché nessuno scrive nulla sui rifiuti scaricati nei canali e i sacchetti di escrementi dei cani sparsi in ogni dove ?
Forse per non sono di Attila ?
Non solo il progetto non era adeguato alla zona in questione ma ci si è nemmeno preoccupati di metterlo in sicurezza.
È preoccupante come la cosa pubblica venga gestita da persone così poco capaci.
I turisti sono peggio di Attila.