Virus e pandemie, la nostra storia ne è piena

ultimo aggiornamento: 21/07/2020 ore 06:33

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Laboratorio dei virus di Wuhan finanziato da americani. Di Apostolos Apostolou

Virus e pandemie hanno attaccato la specie umana ad intervalli regolari. Il coronavirus come matrice di virus esisteva già da tempo e forse per quello abbiamo fatto fatica a definie il Covid una “pandemia”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, alla fine, ha definito il Coronavirus come una “pandemia”, quando a marzo raccontava: “Ciò che vediamo – ha commentato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS – sono epidemie in diverse parti del mondo, che colpiscono i paesi in modi diversi e che richiedono una risposta su misura. L’improvviso aumento di nuovi casi è certamente molto preoccupante, ma per il momento non stiamo assistendo alla diffusione globale e non contenuta di questo virus, a gravi malattie o alla morte su vasta scala”.

Ma che cos’è una “pandemia”? Il termine deriva dal greco: “pan” = “tutto” e “demos” = “popolo”, ed è definito dalla Treccani come “malattia dovuta a un agente infettivo che si diffonde in una zona molto vasta in diverse aree del mondo”. L’enciclopedia cita tra i casi celebri la grande pestilenza del XIV secolo e le epidemie di colera che si sono ripetute nel corso del 1800.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per esserci “pandemia” devono verificarsi tre condizioni: 1) la comparsa di un nuovo agente patogeno; 2) la capacità di tale agente di colpire gli umani; 3) la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio. I fatti hanno poi mostrato a tutti l’entità del problema.

Ma quali sono state le malattie che dal 1900 ad oggi hanno ricevuto tale definizione, e quanto hanno influito in fatto di vittime nella storia mondiale ma soprattutto qual è stato il loro impatto comparato al “Coronavirus”?

SPAGNOLA
La prima pandemia del XX secolo è stata la Spagnola, diffusasi tra il 1918 e il 1919: la prima a coinvolgere il virus dell’influenza H1N1 e capace di mietere ben 25 milioni di vittime, più della peste bubbonica del 1300 – che si fermò a venti.

La sua origine non fu – come molti credono – la penisola iberica, ma fu chiamata così perché i primi quotidiani che ne parlarono furono quelli spagnoli.

Secondo l’istituto Paesteur, l’epidemia nacque nell’Asia Orientale, mutò nei pressi di Boston e si diffuse a Brest, in Francia, nei campi di battaglia di tutta Europa. A posteriori si disse che non fu così diversa da una normale influenza, ma che la situazione di precarietà dovuta alla Prima Guerra Mondiale, dove i soldati condividevano per mesi le stesse trincee, facilitò il contagio e ne aggravò le conseguenze.

ASIATICA
La seconda pandemia del 1900 fu l’Influenza Asiatica, di origine aviaria, rilevata in Cina nel febbraio del 1957 per poi raggiungere l’America nel giugno dello stesso anno: il conto totale dei morti arrivò in tre anni a due milioni. Il ceppo del virus fu l’H2N2, e nel 1968 mutò in a/H3N2 causando l’influenza di Hong Kong, altra pandemia del XX secolo, che causò tra le 750.000 e i due milioni di vittime in tutto il mondo (34.000 solo negli Stati Uniti).

COLERA
L’OMS inserisce tra le pandemie anche le ondate di colera del 1899-1923 e del 1960-1966, l’ultima delle quali definita “El Tor” e che colpì l’Indonesia, il Bangladesh, l’India e l’Unione Sovietica, ma che nel 1973 ebbe dei focolai anche in Italia (Napoli, Cagliari, Puglia).

HIV
Per trovare un altro morbo che rientri nella catalogazione dobbiamo attendere il 1981 con l’epidemia di HIV/AIDS, nata in Africa dalle scimmie Sooty Mangabey e trasmessa all’uomo con il contatto tra liquidi biologici.

I primi morti furono accertati già nella seconda metà del 1900 per una patologia che all’epoca veniva definita “slim desease”, “il mal sottile”, per via della progressiva consunzione che colpiva i pazienti interessati.

Negli anni ’60 avvenne la propagazione ad Haiti, che fece da “ponte” con l’America e l’Europa grazie alla promiscuità sessuale in voga in quegli anni.

Inizialmente qualcuno indicò l’AIDS come “il morbo gay”, ma l’immunodeficienza portata dall’HIV portò nel mondo a circa 3 milioni di vittime senza distinzione di età, razza e preferenze sessuali.

SARS
La prima grande paura del Nuovo Millennio fu la SARS, acronimo per “Severe acute respiratory syndrome”, apparsa per la prima volta nella provincia cinese di Guandong nel 2002 e scoperta dal medico italiano Carlo Urbani -che morì poi a causa della stessa. Non propriamente definita dall’Oms “pandemia” fu invece così raccontata a livello mediatico forse interpretandola in potenza.

Responsabile della malattia fu il “coronavirus” (così definito per il suo aspetto al microscopio) SARS-CoV, rintracciato nei pipistrelli e negli zibetti, che causò 8096 casi e 774 decessi in 17 paesi, con un tasso di mortalità del 9,6%.

Ai tempi il governo Cinese NON informò l’OMS fino al febbraio del 2003 e neppure la popolazione, contribuendo ampiamente alla diffusione del contagio.

H1N1
L’ultima a rientrare tra le pandemie è stata l’influenza A H1N1 del 2009/2010, più conosciuta come “suina” per la sua origine animale. Ebbe origine a La Gloria, villaggio messicano contraddistinto da un grande allevamento di maiali, e si espanse in sessanta giorni in ben 80 paesi, causando 482.300 infezioni con oltre 6.000 decessi accertati – la maggior parte nel continente americano.

EBOLA
Ebola, nonostante la sola parola susciti paure e timori, non ha fatto registrare una diffusione da pandemia. In questo caso si è parlato “solo” di focolai epidemici grazie alla circoscrizione dei contagi. Ad oggi, infatti, non esiste cura per essa.

La malattia da virus Ebola (in inglese Ebolavirus disease – EVD), è una febbre emorragica degli esseri umani e di altri primati causata dal virus Ebola. La malattia si verifica in genere in focolai epidemici che interessano regioni tropicali dell’Africa sub-sahariana.

Il contagio avviene entrando a contatto con sangue o fluidi corporei di persona o animale infetto (comunemente le scimmie o pipistrelli della frutta).

I disturbi appaiono di tipo influenzale: febbre, mal di gola, dolori muscolari, cefalea e orecchie tappate. Ai primi sintomi in genere seguono nausea, vomito, e diarrea, unitamente a segni di alterazione della funzionalità epatica e renale. Da questo momento possono verificarsi emorragie che possono portare al decesso (50-70%).


Nino Baldan

Riproduzione Riservata.

 

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