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E’ un verbo che ci appartiene, senza il quale la vita perde di senso e significato. Molte speranze riguardano il futuro, mentre il presente già scorre via, fra le dita delle nostre mani.

Domenica, Piazza Ferretto a Mestre, ha coltivato questo verbo ospitando uomini, donne e bambini colpiti dalla Sindrome di Down. Una giornata per così dire di festa, a loro dedicata, che ha supportato le famiglie, i genitori, i parenti che vivono la quotidianità di un viaggio esistenziale non privo di difficoltà, alimentato tuttavia da una realtà che oggi può confortare la speranza stessa. Il mondo del volontariato, della scuola, ma anche l’ambito del lavoro, le cooperative, le esperienze di laboratori e attività artistiche e artigianali, consentono la visione di un mondo che con fatica ci ha insegnato a “guardare, a pensare” quell’altro da noi più debole e indifeso. E ci ha suggerito di tutelarlo, di metterlo accanto alle nostre esigenze, con noi e per noi, anche per essere e sentirci migliori, portatori di una briciola di civiltà.

Si è allargato il campo del diritto per tutti e per ognuno nella coscienza collettiva, l’inserimento e l’integrazione scolastica sono stati il perno di una responsabilità in divenire, ma le lotte più grandi e piene d’amore le hanno intraprese le famiglie, le madri in particolare che si sono fatte carico dei diritti dei loro figli, hanno lottato e indicato la strada da seguire.
Anche la scienza ha fatto la sua parte e oggi una buona prevenzione e altrettanta cura possono consentire ad un bambino down una crescita serena ed equilibrata accanto agli altri bambini, fra loro a scuola e in classe, a seguire e incontrare nuove ed utili esperienze, grazie anche ai tanti bambini stranieri che colorano le classi di un arcobaleno che incita alla speranza.

Eppure si potrebbe far di più, aumentare il numero di insegnanti nelle scuole per favorire il lavoro di gruppo e consentire a tutti i bambini e ancor più a quelli che necessitano di particolare attenzione di vivere esperienze formative, di essere osservati individualmente per poter meglio intervenire. Il verbo sperare conosce anche le preoccupazioni dei genitori che pensano sgomenti “al dopo di noi” , che cercano disperatamente una strada possibile per i loro figli, che auspicano ad un lavoro per quando saranno adulti, che sognano una società solidale capace di accoglierli e accompagnarli nel loro percorso di vita. Intanto una festa in Piazza Ferretto, dove la speranza segna la sua umana avventura con il suo passo inconfondibile che si avvia sul futuro.

Andreina Corso

13/10/2015

Riproduzione vietata

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Una persona ha commentato

  1. Cara Andreina, ho apprezzato molto il suo articolo e le sue riflessioni sulle persone con Sindrome di Down. Molta strada è stata fatta in questi ultimi anni che ha in parte cambiato la mentalità e i pregiudizi di molte persone. Molta strada resta ancora da percorrere, ma noi genitori siamo consapevoli che con l’informazione, il dialogo e l’apertura mentale si può realizzare molto. L’importante è credere nelle capacità dei nostri figli.

    Cristina

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