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Se tu poetare entri leggero con il primo giorno di primavera, se tu esisti e sei, posso chiederti dove abiti?
Forse ti vedo dentro il raggio di sole che entra discreto nella nebbia mattutina e tinge l’occhio che osserva di bianco dorato.
E’ lì che abiti?
La poesia si veste con abiti semplici, meglio se poveri e sgualciti e quando è invitata alle celebrazioni come quelle che oggi, 21 Marzo, il mondo le assegna, mostra tutto il suo disagio nel sentirsi nominare.
Il suo corpo che una Musa amica ha reso invisibile, si accomoda in platea e attento ascolta e osserva quel che dicono, illustri celebranti, di Lei.

Si mostrano e si narrano i paesaggi interiori che svelano i sentieri della parola e qualche volta si commuove nel riconoscersi nei versi che qualche anima pura le rivolge. E poi un turbinio di analisi di frasi, di esibizioni letterarie che la colpiscono come pietre aguzze sul prato, feriscono il piede incauto.
No, quello non è il tuo posto, non abiti lì, anche se si nomina Dante, Petrarca e Boccaccio, anche se Leopardi si insinua fra gli occhi e la mente, a cercar la quiete.

Ti alzi, allora, da quella sedia in platea, ti fai strada fra gli sguardi ingordi di un pubblico affamato di parole pacificanti e colte e già sai che la ricerca continua.
Ma dove stai andando, Poesia?
“A casa del silenzio”, mi dici.
“E io?” mormoro come un piccolo bambino timoroso.
“Vieni con me, vuoi?”
“Sì, vengo con te, per dar riposo a tanto vociare e perché non ha casa il mio sentire.
Mi basta il nostro semplice dimorare, là dove le parole si accontentano di esistere”.

Andreina Corso
22/03/2016

(cod poetare)

Riproduzione Riservata.

 

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