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Le vigilesse hanno vinto, possono rifiutare le pistole

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Le vigilesse hanno vinto, possono rifiutare le pistole

Il Giudice del lavoro ha sancito il diritto all’obiezione di coscienza a otto vigilesse che hanno rifiutato la dotazioni delle armi. Un riconoscimento importante all’interno di una vicenda strettamente legata all’obiettivo del Comune di assegnare una pistola tutti i vigili della polizia locale. Già l’obiezione di coscienza aveva raggiunto il suo scopo fondamentale per quegli agenti che durante la Leva militare avevano optato per l’alternativo servizio civile e quindi il Comune ha dovuto rispettare la loro scelta e rinunciare all’assegnazione delle armi.

Per le donne, che non sono chiamate al servizio di Leva, non esistevano ragioni fondate, secondo il Corpo dei vigili per rifiutare la dotazione di armi. Una evidente discriminazione , anche sul piano intellettuale e civile, che ha trasferito tutta la questione in sede legale. La causa è stata aperta dal Diccap, che ha avviato un ricorso per discriminazione di genere alla Sezione Lavoro del Tribunale di Venezia.
Gli avvocati Luca Mandro, Francesco Mason e Roberto Mazzuia, hanno sostenuto la posizione etica del sindacato e delle vigilesse, ottenendo per le lavoratrici la possibilità di ricollocazione, sia all’interno dell’Arma, che in altri uffici comunali.

Luca Lombardo, coordinatore del Diccap veneto, in attesa dell’ultima udienza prevista per il 20 dicembre, che dovrebbe sancire la definitiva posizione lavorativa delle vigilesse, si rammarica per il fatto di aver dovuto percorrere le vie legali per ottenere giustizia, per ottenere il riconoscimento di un diritto fondamentale, come quello esercitato dalla libera coscienza in una materia così delicata.

Il Comune, che in un primo momento aveva sostenuto l’estromissione dal Corpo delle vigilesse, qualora non avessero accettato le armi, oggi alla luce della posizione del Tribunale del lavoro che ha riconosciuto la legittimità dell’obiezione di coscienza alle otto donne del Corpo, dovrà tener conto di questo importante riconoscimento che entra a tutto titolo nel diritto della persona a scegliere liberamente su questioni etiche che appartengono alla sua coscienza e che non può, né deve subire costrizione alcuna.

Andreina Corso

17/11/2016

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