Vicini, la riflessione sulla nostra esistenza in un gioco di specchi e rimandi

ultimo aggiornamento: 05/05/2015 ore 09:14

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Vicini Houghton

Uno può vivere nel mezzo del nulla finché non getta un’occhiata alla Terra Promessa. Finché uno non ha visto uno scorcio della Terra Promessa, non si rende conto che il deserto è un deserto.

Filosofico, metafisico, metaletterario e anche teatrale, moderno e ricco di spunti di riflessione. Questo è Vicini di Claude Houghton, finalmente portato in Italia grazie alla Castelvecchi Editore.


Uno scrittore prende in affitto una mansarda all’ultimo piano di un alto edificio traballante, dove spera di trovare un’atmosfera tranquilla in cui lavorare. Una notte, il suono di una risata fuori dalla porta gli rivela che nella stanza accanto c’è Victor, un nuovo vicino verso cui prova un’istintiva e inspiegabile repulsione. Per giorni, in un crescendo assillante e claustrofobico, origlia le voci provenienti dalla stanza accanto e ne trascrive i dialoghi nei minimi dettagli. La morbosa fascinazione per Victor inizia gradualmente a dominare le sue giornate.

Un climax crescente che non lascia spazio al respiro, una mansarda claustrofobica dove i protagonisti, ma anche i lettori stessi si trovano a fare i conti con se stessi, con le proprie paure e angosce, perché quando si è a tu per tu con lo specchio non ci sono scappatoie, vie d’uscita: ci sei tu, te stesso e i tuoi pensieri.

Houghton con il suo primo romanzo mette in scena, è proprio il caso di dirlo, l’esistenza umana in tutte le sue sfumature. Scomporre e ricomporre la propria anima, perdersi e ritrovarsi, scavare in se stessi per uscire a rivedere le stelle. L’autore compie un’analisi attenta, ricca di sfumature dove la spiritualità e il materialismo giocano a rincorrersi senza mai prevalere davvero.


In noi possono convivere due persone, diverse ma uguali, una personalità che non ci piace che respingiamo, ma verso la quale siamo anche attratti, verso la quale cerchiamo di opporci ma che ritorna. Ci sarà sempre un noi che non ci piace, che fa discorsi e pensieri che non comprendiamo eppure siamo sempre noi.

Houghton parla dell’amore, del mondo servito alle macchine, del trovare quel Qualcosa che possa dare un senso alla nostra esistenza, senza però mai specificare bene cosa debba essere. Questo perché il lettore deve essere portato a riflettere, a trovare il suo motivo per stare a questo mondo.

Un gioco di specchi dal finale inaspettato, Vicini, ci porta a contatto con il nostro ego più nascosto, in un gioco di proiezioni infinite dove è facile perdersi, ma anche ritrovarsi.

Non importa poi molto se per un periodo ricado nel caos da dove sono riemerso, perché ho visto lo splendore della terra e so che non è altro che il riflesso dell’idea di Dio. E il senso di tutta la mia vita sta in questo momento, perché in questo momento sono nato e il buio mi scivola via come un sogno. Mi basta.

Sara Prian

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