Via dalla pazza folla – Il capolavoro bucolico di Thomas Hardy

ultimo aggiornamento: 10/10/2015 ore 11:50

160

Via dalla pazza folla

Quando ci si approccia a leggere un libro di Thomas Hardy, bisognerebbe già da subito mettersi l’anima in pace: non è una lettura semplice, è complessa e ricercata, molto descrittiva come voleva l’epoca, ma anche per questo assolutamente meravigliosa.

Via dalla pazza folla, riedito da Garzanti con traduzione di Pietro Jahier e Maj-Lis Rissler Stoneman, è il primo romanzo dell’autore che, prima di essere raccolto, uscì a fine ottocento in forma anonima a puntate sul Cornhill Magazine e deve la sua fortuna, al giorno d’oggi, al film di John Schlesinger con Julie Christie e, ancora più recentemente, al remake di Thomas Vinterberg con Carey Mulligan e Matthias Schoenarts.


La storia è quella di Batsceba, una ragazza che crede di raggiungere una completa autonomia quando eredita un magnifico podere e un’antica casa signorile. Ma la bella forestiera finisce col trovarsi contesa fra tre pretendenti: lo sfortunato, ma forte e sereno Oak, suo lavorante e fattore; il ricco fittavolo Boldwood, grave e austero; lo spregiudicato sergente Troy. È quest’ultimo ad avere la meglio sulle prime, ma alla fine sarà Oak con la sua cieca e malcompresa devozione a salvare le sorti della padrona e del piccolo mondo bucolico di Watherbury dai rovesci della sorte.

Grazie alla sua dettagliata prosa, Hardy riesce ad immergerci a pieno nell’ambiente bucolico delle campagne del Wessex e, una volta capito il suo modo di scrivere (un po’ come capita con tutti i classici) si può apprezzare pienamente una delle storie più meravigliose con una eroina come Batsceba che non ha niente da invidiare a quelle di Jane Austen e questo nonostante l’opera sia stata scritta da un uomo.

Via dalla pazza folla, infatti, si porta dietro un po’ gli echi di Orgoglio e Pregiudizio, trasformandosi così in un’opera ancora più magnifica, perché nonostante sia passato molto più di un secolo, siamo davanti ad una storia moderna che racconta l’emancipazione femminile e il desiderio di una ragazza di essere indipendente e di dirigere la sua fattoria, tenendo testa ad un universo prevalentemente maschile.


Hardy descrive i paesaggi e le situazioni come se fosse un poeta, avvolgendo il lettore e trasportandolo nel luogo dell’azione con delicatezza e con la forza delle parole, decidendo di seguire l’elemento coincidenza come fil rouge della sua opera, che si distacca sia dalla corrente verista che da quella naturalista.
La sua narrazione è prolissa, ma affascinante, mai essenziale e sempre minuziosa, attraverso un riguardo ricercato che prosegue per metafore e similitudini che riesce però ben a fotografare una storia d’amore come se ne leggevano solo un tempo, dove passione, dedizione e pazienza alla fine, portano sempre al lieto fine.

Sara Prian

Riproduzione vietata

TEMI PIU' RICERCATI IN QUESTE ORE:

➔ Coronavirus: tutti gli aggiornamenti
➔ Mose e Acqua alta a Venezia
➔ Pensioni, le novità
➔ 'Racconti in quarantena': il concorso letterario aperto a tutti
 

⌂ titoli di prima pagina

Please enter your comment!
Please enter your name here