Venezia, Patriarca ancora in favore di una città vera “Bambini, abitanti… non Grandi Navi”

ultimo aggiornamento: 23/12/2019 ore 16:04

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Venezia, il Patriarca Mons. Moraglia si schiera (di nuovo) in favore degli abitanti, in favore di ‘Venezia città vera’, con residenti, famiglie. Non solo vetrina per attirare turisti. Chiede infatti che la politica garantisca l’abitatività di Venezia. Moraglia torna così sui temi che stanno uccidendo la città.

“I veneziani soffrono per questa anomalia dell’acqua così alta a Venezia e questo è dovuto ai cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Ma c’è anche il problema grosso di una città che si sta spopolando e che sta diventando soltanto offerta di prodotto artistico-culturale per i turisti ed è diventata una città svuotata di bambini e di giovani famiglie”.

Il Patriarca si è così espresso nella trasmissione “Stanze Vaticane”, il documentario di Tgcom24.


Mons. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia, commentando l’emergenza acqua alta nella nostra città, ha offerto un’analisi estremamente lucida a 360°.

“Noi veneziani siamo abituati a convivere con l’acqua alta”, spiega il monsignore, “ma credo che la città vada riconosciuta nello specifico di città non perché peculiare o bella, ma di città unica. Per questo servirebbe un’intesa, sia a livello di politica nazionale sia a livello di politica locale, per poter gestire al meglio questa città che sennò rischia di essere erosa dagli agenti atmosferici, l’acqua salata che entra in modo silente ma distruttivo nelle strutture”.

“Quindi quando si chiede uno statuto particolare per Venezia, non si chiedono soltanto finanziamenti, ma che ci sia una politica che possa garantire un’abitatività di Venezia in questo contesto così difficile”.


“Anche il transito delle grandi navi non è declinabile con una situazione veneziana di grande fragilità che riguarda la laguna e il centro storico della città”.

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  1. Il Patriarca ha assolutamente ragione e si è reso nuovamente portavoce di un sentire largamente diffuso in tutta la cittadinanza. I veneziani e quanti amano questa città hanno ben presente le priorità: senza gestione della laguna non può esserci Venezia, senza Veneziani non c’è Venezia, senza Venezia non c’è turismo, non c’è porto od aeroporto e ne soffrirebbe tutto l’entroterra. Le grandi navi devono stare fuori della laguna ed i grandi spazi della città devono restare dentro il tessuto della città: l’arsenale, i palazzi ed i conventi ormai vuoti non possono avere una destinazione solo turistico ricettiva od espositiva. L’amministrazione è le grandi istituzioni devo acquistare case, restaurarle e metterle a disposizione di residenti vecchi e nuovi:così si gestiscono costi e prezzi. Non ha senso chiedere un giorno investimenti per scavare canali e far entrare le grandi navi ed il giorno dopo dire che bisogna limitare le bocche di porto e bloccare il mare con il Mose ed altre opere. Non ha senso moltiplicare le occasioni di sbarco in città, allargando porto, aeroporto, ponti ed aggiungendo terminal
    di arrivi e partenze e contemporaneamente proclamare che bisogna limitare gli accessi e fissare un limite agli arrivi.
    Se c’è bisogno di ripetere queste ovvietà è solo perché sembra proprio che chi amministra a livello statale, regionale e comunale, non certo da ora ma direi da cinquant’anni, sia incapace di gestire alcunché che non sia legato al brevissimo termine ed alla prossima scadenza elettorale. Se non ci sarà ora una reazione vera, questi amministratori tutti, ma quelli di oggi in particolare, si renderanno corresponsabili di fronte alla storia ed al mondo della fine di una città che ha attraversato secoli e generazioni senza che ci fossero le risorse ed i mezzi che il mondo di oggi consente invece di mobilitare. Venezia può e deve essere salvata.
    Il terzo millennio si fonda sul terziario avanzato, sulla ricerca, sui servizi alla persona, sulla dematerializzazione, la globalizzazione, l’annullamento delle distanze, l’infinita capacità della rete informatica… La città di Venezia, con la sua grande forza come catalizzatore di intelligenza, cultura ed interesse, potrebbe giocare in grande ruolo anche in questo millennio. Serve promuovere e facilitare l’insediamento in centro storico di istituzioni ed aziende per attività di ricerca e produzione di idee e di servizi, mettendo a disposizione i palazzi e le sedi nobili che ci sono e facilitando la residenzialita di cittadini vecchi e nuovi, rivitalizzando quel tessuto urbano di qualità che è poi l’unico in grado anche di manterere le attività artigianali e di piccolo commercio che sono indispensabili anche alla manutenzione fisica della città e del suo patrimonio. Così come già avviene per il turismo, anche per le nuove attività si mobiliterebbero risorse, spazi, energie, talenti, si attiverebbero sinergie con risorse pubbliche e private che già ci sono insieme ad altre che verrebbero aggiungendosi. Così vedremo nascere la Venezia del terzo millennio!

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