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Venezia sempre meno abitanti, così come Mestre. Crescono Mira e Marcon

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Venezia sempre meno abitanti, così come Mestre. Crescono Mira e Marcon

Una nuova planimetria del vivere attraversa e rinnova l’assesto de La Città Metropolitana, che allarga i suoi confini d’accoglienza oltre Mestre, si spinge a Mira, a Marcon, San Donà di Piave, nonché nella Riviera del Brenta, fra paesi e città situati fra acqua e pietra, spesso confortati da zone verdi e ridenti.

Sono “quelli” i luoghi verso i quali i veneziani si sono diretti negli ultimi anni, preferendoli a Mestre, che pur più vicina a Venezia segna forse il confine più duro da attraversare, con la sua fisionomia terrafermiera che si lascia alle spalle la laguna e la storia di vita delle persone che sono costrette ad abbandonare la propria casa e insieme la città. E’ Mestre, in fondo lo spartiacque che determina la differenza e una volta lì approdati, il viaggio si snoda in altri contesti urbani, riducendo ad un punto la lontana Venezia. E chi varca quella soglia, guarda avanti: indietro sembra impossibile tornare.

E’ pur vero che i veneziani superstiti non stanno a guardare, organizzano manifestazioni, propongono soluzioni all’Amministrazione comunale, carrelli della spesa e valige in mano sfilano fra campi e ponti, si mostrano alla città e ai turisti in un disperato appello di civiltà, sperando di entrare negli obiettivi strategici del Sindaco Luigi Brugnaro e della sua Giunta. Uscire dall’invisibilità, dall’anonimato che si orienta verso una accettata generalizzazione che ha visto uscire dalla città lagunare migliaia di veneziani, che di anno in anno si sono ridotti ad un risicato 55mila.

Oggi il superamento di Mestre si sposta al post-metropoli, spiegano gli esperti di trasformazioni urbane dall’Istituto Universitario di Architettura, le giovani coppie sono attratte da nuovi poli urbani economicamente più accessibili e caratterizzati da una inedita e necessaria socialità e dalla dimensione del vivere in modo nuovo, tutto da assaggiare e da scoprire. Sanno di poter fruire di sevizi che offrono una buona vivibilità, biblioteche e asili nido, trasporti più agili e in fondo è pur seduttiva l’idea di creare incontri, relazioni e socialità da inventare nella percezione che l’alternativa a Venezia (e Mestre) possa assumere un valore “altro” con le sue positività.

Nel 2015 si sono spostati a Spinea, Martellago, Mira, Mirano e Dolo, oltre 1000 veneziani e mestrini (anche il 2016 sembra confermare i numeri) e Marcon in dieci anni è passata da 12mila a 17mila abitanti, San Donà oggi raggiunge i 42mila. Una dimensione a tela di ragno che raggiunge posti considerati oggi vivibili anche per chi lavora a Venezia. Luoghi a dimensione d’uomo, con le loro aree verdi, l’associazionismo vitale, le molteplici offerte culturali, i sevizi agili, i trasporti agevoli: tutti elementi che favoriscono l’abitare in senso pieno, dove è possibile instaurare rapporti di amicizia e solidarietà che possono supplire la nostalgia della città natale.

Si allunga e si allarga quindi La Città Metropolitana, alle prese in queste giornate con la Regione Veneto sul riconoscimento dei suoi reali poteri e assegnazioni, mentre si muove una popolazione che cerca il luogo dell’abitare più consono alle sue esigenze, pur nella constatazione di aver dovuto consegnare ad altre mani, Venezia, la casa e la propria storia.

Andreina Corso

22/11/2016

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