Vatileaks, monsignore resta arrestato, pierre collabora e torna libera

ultimo aggiornamento: 03/11/2015 ore 20:03

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Vatileaks, monsignore resta arrestato, pierre collabora e torna libera

Qualche giorno fa monsignor Lucio Angel Vallejo Balda si è rivolto a un avvocato. La gendarmeria vaticana gli aveva appena sequestrato computer e cellulare.
Del resto l’indagine avviata sei mesi fa sulle intrusioni nel sistema informatico della Santa Sede aveva già consentito di individuare i canali di accesso e i destinatari dei documenti riservati degli uffici finanziari della Santa Sede, compresi alcuni atti della Cosea, la Commissione referente per lo studio dei problemi economici e amministrativi, di cui lui e la sua presunta complice Francesca Chaouqui facevano parte.
L’analisi del pc e del telefono di Vallejo è servita per fornire gli ultimi riscontri investigativi a un quadro già delineato. E subito dopo sono scattati gli arresti

Una ex collaboratrice laica del Vaticano anch’essa arrestata, e in breve rilasciata perché ha immediatamente collaborato con le indagini.
Sono questi, finora, i contorni della nuova bufera giudiziaria scoppiata Oltretevere per la rinnovata azione dei “corvi”, la fuga di notizie e carte segrete finite in inchieste giornalistiche e ora in due libri di imminente uscita.


Vatileaks era il termine coniato quando si parlò di ‘corvi in Vaticano’, ed ora la formula si ripete, a distanza di tre anni e mezzo da quello che portò in cella l’ex maggiordomo papale Paolo Gabriele per i documenti trafugati nella segreteria di Benedetto XVI.

Dopo quasi sei mesi di indagini della Gendarmeria vaticana sulla sottrazione e divulgazione di carte riservate – l’inchiesta è partita a maggio – i clamorosi sviluppi si sono concretizzati tra sabato e domenica.

Due le persone convocate dalle autorità vaticane per essere interrogate: un ecclesiastico, monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, spagnolo, 54 anni, dell’Opus Dei, già segretario della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, e una laica, Francesca Immacolata Chaouqui, 33 anni, calabrese di padre franco-marocchino, la rampante lobbista e ‘pierre’ entrata a far parte di quella Commissione referente sulle strutture economico-amministrative della Santa Sede (Cosea), di cui Vallejo Balda era segretario, istituita dal Papa nel luglio 2013 e sciolta a compimento del mandato.


Entrambi, nel corso del fine settimana, sono stati trattenuti in stato d’arresto. Papa Francesco è stato tempestivamente informato dei provvedimenti e ha dato la sua approvazione.
Il promotore di giustizia Gian Piero Milano e l’aggiunto Roberto Zanotti hanno convalidato i due arresti, rimettendo in libertà l’indagata Chaouqui, la cui immediata e piena collaborazione ha fatto venire meno le esigenze cautelari.

Resta in cella, la stessa nel Palazzo della Gendarmeria dove per cinque mesi fu rinchiuso Paolo Gabriele, mons. Vallejo Balda, la cui posizione è al vaglio del magistrato inquirente.

La donna, si è appreso, ha dato grande collaborazione per definire i contorni delle responsabilità e per contestualizzarle fornendo anche i relativi riscontri.
Chaouqui “ha fornito agli organi procedenti massima collaborazione e ha depositato documenti a supporto delle dichiarazioni rese”, ha confermato l’avvocato difensore Giulia Bongiorno, aggiungendo che “essendo venute meno le esigenze cautelari è già rientrata a casa ed è certa di chiarire in tempi rapidissimi la propria posizione”.
In Vaticano, comunque, le prove a carico sono giudicate “molto forti e concrete”, tuttavia diverse tra i due indagati.

Non si sa ancora se per Vallejo Balda partirà anche un procedimento canonico. Dopo l’arresto del sacerdote, la prelatura dell’Opus Dei ha manifestato “sorpresa e dolore”, sottolineando di non disporre “di alcuna informazione sul caso”.
“Se l’accusa si dimostrasse confermata, sarebbe particolarmente doloroso per il danno arrecato alla Chiesa”, ha aggiunto.

Gli accertamenti della Gendarmeria avevano preso le mosse dalla pubblicazione di documenti riferibili alla Cosea già in inchieste sull’Espresso del giornalista Emiliano Fittipaldi, poi ulteriormente incentivati e anche accelerati dalla pubblicazione a giorni, entrambi il 5 novembre, del volume dello stesso Fittipaldi “Avarizia” (Feltrinelli) e di “Via Crucis” di Gianluigi Nuzzi (Chiarelettere), quest’ultimo già autore di quel “Sua Santità” con le carte fornite da Gabriele nella Vatileaks numero uno.

A tale proposito, la Santa Sede rileva chiaramente che i libri annunciati, “anche questa volta, come già in passato, sono frutto di un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa e, per quanto riguarda gli autori, di una operazione per trarre vantaggio da un atto gravemente illecito di consegna di documentazione riservata”.

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