COMMENTA QUESTO FATTO
 

Utero in affitto: una rivalutazione consapevole. Di Andreina Corso

Le donne di Senonoraquando lanciano un Appello all’Europa e chiedono ascolto sulla delicata questione dell’utero in affitto. La loro analisi è attenta e maturata in un clima di consapevolezza che da anni le guida responsabilmente nelle loro scelte e testimonianze.
L’Appello è già motore di discussione perché al suo centro mette in gioco la parola e l’etica della libertà, che per le donne di Senonoraquando non può spiegarsi e assolversi con il solo concetto di diritto.

“La maternità è un desiderio, non un diritto”, affermano le parole dell’appello che rifiutano la maternità surrogata (del resto vietata in Italia) “perché l’essere umano non può essere ridotto ad un mezzo”. Cosa porta una donna ad affittare il suo corpo, sentire crescere un bambino dentro di sé per nove mesi, partorirlo e poi consegnarlo a quella coppia di genitori “committenti”? Cosa porta una donna a chiedere ad un’altra donna una gravidanza, un parto, una relazione simbiotica che inevitabilmente si crea nella maternità e nel suo tempo.

C’è qualcosa che stride in tutto questo: la domanda (è lecito chiedere?) e la risposta (cosa sappiamo del prezzo dell’accettazione?). Non è rinviabile ignorarne i passaggi, la delicatezza della materia e le donne che hanno promosso l’Appello si spiegano. “Non è possibile trattare una persona come una cosa, anche se la si scambia gratis, un bambino non può essere oggetto di mercato e un corpo non può essere affittato.”

Autodeterminazione, questo il concetto che ha accompagnato la storia della libertà sessuale che dagli anni ’70 in poi ha alimentato la consapevolezza della donna, attraverso la conoscenza del corpo e la legittimità delle scelte. Le donne criticano questo “progresso” che sollecita a chiedere ed ottenere tutto e considerano che un utero in affitto non possa essere incluso come pretesa.

Le donne di Senonoraquando, ci tengono a ribadire “Siamo favorevoli al pieno riconoscimento dei diritti civili per lesbiche e gay, ma diciamo a tutti, anche agli eterosessuali che il desiderio di figli non può diventare un diritto da affermare ad ogni costo”. E mercificare un corpo, renderlo oggetto di scambio, altro non è che ledere la libertà, mortificare i valori della libera scelta.

Già si colgono numerose reazioni ondivaghe fra favorevoli e contrari all’Appello: tutti in ogni caso sono chiamati ad interrogarsi sulla delicatezza e sulle vulnerabilità del corpo della donna, del destino dei bambini, delle leggi del mercato, della nostra stessa ragione dell’essere donne e madri e nell’essere comunque figlie.

andreina corso
08/12/2015

Riproduzione Riservata.

 

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here