Una notte soltanto, Markovitch: le mille sfumature dell’amore

ultimo aggiornamento: 23/07/2015 ore 09:44

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Una notte soltanto Markovitch

Siamo negli anni del Nazismo e venti giovani vengono messi su una nave, in partenza da una Terra che ancora non è Israele, per andare a sposarsi in Europa. Sposare venti ragazze che così possono fuggire dal terrore dietro l’angolo, venti divorzi pronti appena avviene lo sbarco nella terra promessa. Anzi 19 perché il protagonista di questa storia, Yaakov Markovitch ha avuto la fortuna di sposare la donna più bella e di legarla a lui con un ricatto che porterà alla sofferenza di entrambi.

Questo in poche parole “Una notte soltanto, Markovitch“, romanzo vincitore del primo Sapir come miglior opera prima in Israele, scritto da Ayelet Gundar-Goshen ed edito in Italia da Giuntina (traduzione di Ofra Bannet e Raffaella Scardi).


Difficile riuscire a fare una recensione, senza svelare troppo, per un libro che al suo interno vive di moltissime storie e microstorie, macro e micro universi, come altrettanti sono i personaggi, che si alternano, compaiono, spariscono con il passare del tempo, esattamente come nella vita reale. “Una notte soltanto, Markovitch” è, infatti, un’opera pulsante, viva, che attraverso le sue pagine ci porta ad ammirare una sorta di neo realismo letterario, dove la guerra fa da sfondo, ma non è così protagonista, dove l’eco del dolore arriva, ma si spezza per ricomporsi sotto forma di nuovo dolore famigliare, intimo, personale.

Gundar-Goshen invece di raccontarci la classica storia d’amore, al suo protagonista affida una stora d’odio dove Yaakov Markovitch è il classico individuo che, per strada, passa inosservato, a cui il suo stesso comandante ha affidato il compito di trafugare armi, perché tanto, “con quella faccia, nessuno se ne accorgerà”. La sua nemesi, il suo yang, il suo completo opposto è il suo unico amico Zeev Feinberg, lo sciupafemmine per eccellenza che, ad un certo punto, si accorgerà di amare una sola donna, la sua Sonia.

Ed ecco che “Una notte soltanto, Markovitch” viaggia su due binari paralleli opposti, storia d’amore e storia d’odio, oppure due storie d’amore con mille sfumature diverse che portano il lettore a riflettore sui colori e i significati che questo sentimento può portare con sè. L’amore visto anche da altri punti di vista, come quello del genitore, spostando la riflessione su come sia possibile amare un figlio pur sapendo che è il frutto di un altro uomo e che differenza c’è tra chi sa che il figlio non è suo e chi invece ne è completamente all’oscuro?


Riflessioni importanti, che si dipanano lungo le pagine che emanano profumi ed evocano sensazioni di una terra lontana, ma dalle emozioni così vicine.

Sara Prian

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