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UE: Conte deve trovare almeno 3 miliardi. Scoglio immediato per la tenuta del governo

Duro nella posizione politica, dialogante sui numeri. Alla vigilia della settimana chiave del negoziato con l’Ue la strategia del premier Giuseppe Conte è usare un doppio registro, sulla scia di quanto fatto già lo scorso autunno.

La lettera che il premier invierà, prima di recarsi al Consiglio europeo del 20 giugno, avrà toni fermi nella richiesta di rivedere le regole Ue – inclusa il tetto del 3% – e nel chiedere parità di trattamento tra i vari Paesi membri. Ma il negoziato di Conte non può fermarsi qui.

L’Europa chiede, subito, almeno 3-3,5 miliardi e il premier, assieme al ministro del Tesoro Tria, dovrà portare uno schema in cui quelle cifre siano nel bene o nel male inserite.

Il weekend dal sapore ferragostano, con il premier e i suoi vice l’un l’altro lontani, attutisce solo parzialmente la suspense per la trattativa sui conti.

Dall’esito di quella trattativa può derivare la tenuta stessa del governo ed è questo il principale timore che serpeggia nel M5S.

Anche perché la Lega, finora, non pare avere l’intenzione di porgere l’altra guancia all’asse Conte-Tria. Con Matteo Salvini in partenza per Washington (dove potrebbe imprimere una forte impronta anti-iraniana alla sua politica estera) è Alberto Bagnai, economista “duro e puro” dell’universo leghista in odore di promozione (al ministero degli Affari Ue o, come sottosegretario, al Mit) a diramare le volontà di chi ha stravinto le Europee.

“In questo momento c’è bisogno di creare un incidente che tenga l’Italia sotto un sostanziale potere di ricatto: ti faccio la procedura se tu non accetti una serie di cose. A questo atteggiamento mafioso, se dovessero evidenziarsi dinamiche di questo tipo, sono il primo a dire, ma lo farebbe senza che nessuno glielo dica, che il ministro Tria opporrebbe un fermo no”, avverte Bagnai. E l’attacco al fronte Ppe-Pse è frontale.

“Quelli che hanno meno elettori di noi tendono a fare la voce grossa e quindi intavolano una procedura senza precedenti a fronte di una violazione che tutto sommato è minimale”, sono le parole del leghista.

Conte, si sa, la pensa diversamente. Nella lettera metterà nero su bianco la necessità di cancellare alcune discrasie penalizzanti per l’Italia, come il surplus tedesco o le tassazioni agevolate di alcuni Paesi membri ma, nei contatti che potrebbe avere nelle prossime ore con i “decision-maker” europei, non arriverà alla rottura.

Assicurando la volontà di andare incontro all’Ue già nell’assestamento di bilancio di fine giugno-inizio luglio, dove i risparmi di reddito di cittadinanza e quota 100 potrebbero essere utilizzati per tagliare il deficit (che per l’Italia viaggia comunque sul 2,2-2,1%).

Il rischio è che non basti, e che si rendano necessari tagli alla sanità e agli enti locali che però, al momento, né la Lega né il M5S accetterebbero. Il vertice tra Conte, i suoi vice e Tria servirà anche a chiarire questi nodi. Potrebbe cadere tra martedì sera e mercoledì ma, nel M5S, assicurano che non ci saranno enormi scossoni.

Di Maio, intanto, ha già individuato le sue misure bandiera per l’autunno: salario minimo e conflitto d’interessi. Misure a costo zero, a dispetto di quella Flat tax che Tria non vuole in deficit e il M5S non vuole a discapito della sterilizzazione dell’Iva o di tagli ai benefit per le famiglie.

Tanto che, più genericamente, oggi Di Maio sottolinea: “l’obiettivo è giù tasse e stipendi dignitosi”. Domani il leader M5S riunirà i suoi ministri per fare un punto sull’agenda delle priorità e, a partire dal prossimo weekend, comincerà il suo tour delle assemblee regionali del Movimento. Con un obiettivo: arrivare al restyling del M5S prima della fine dell’estate.

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