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Ue boccia Italia su debito: pericolo manovra estiva. Abbiamo 48 ore di tempo

48 ore. Sembra il titolo di un film ‘thriller’, e in qualche modo è proprio così. Ma non bisogna catturare un pericoloso criminale, siamo nella vita reale: bisogna convincere l’Ue della bontà dell’operato del governo.

L’Unione Europea invece oggi boccia l’Italia senza appello. Secondo l’organismo europeo i provvedimenti adottati finora sul debito pubblico sono insufficienti a garantire una stabilità economica, così ora viene richiesta una nuova ‘manovrina’, una mini-finanziaria estiva da 3-5 miliardi. Abbiamo 48 ore per rispondere.

Si chiama ‘procedura d’infrazione’. Saremmo colpevoli di non aver rispettato i parametri richiesti. I passi fatti finora sul debito sono considerati “insufficienti” a Bruxelles, come certifica la lettera inviata a Roma, nella quale si concedono 48 ore al governo per giustificare la propria ‘negligenza’.

La scadenza definitiva è quella del 5 giugno quando arriveranno le pagelle della Commissione paese per paese e anche, per l’Italia e altri 4, il rapporto sul debito. Che rappresenterà, salvo clamorose sorprese, il primo passo per l’apertura formale di una procedura.

“La lettera era attesa, ci prepariamo a rispondere nei tempi”, minimizzano dal Tesoro: ma la strada per convincere i partner della bontà dell’azione del governo è molto stretta, e sembra difficile, dopo la battaglia già ingaggiata l’inverno scorso sulla manovra, che ci possano essere altre concessioni.

Entro venerdì andranno indicati i motivi che sostengano la posizione italiana, e cioè che l’andamento dei conti presenta scostamenti minimi e sostanzialmente in linea con le regole.

Nella malaugurata ipotesi che l’iniziativa del governo non avesse successo, il 5 la Commissione nel Rapporto sul debito (126.3) dirà di nuovo, come già era accaduto a novembre, che l’Italia viola le regole (con uno scostamento di 11 miliardi nel biennio 2018-2019, lo 0,7% del Pil) e che una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è più che “giustificata”.

Da quel momento ci sarà ancora qualche settimana per cercare di sventare non solo la procedura ma anche una ‘manovrina’ estiva che potrebbe aggirarsi tra i 3 e i 5 miliardi – la quantificazione arriverà quando partirà il negoziato vero e proprio.

Da mercoledì, se non avrà convinto la Commissione, al governo resta quindi poco più di un mese per indicare come correggere la rotta, altrimenti l’Ecofin del 9 luglio darà mandato formale per l’apertura dell’infrazione.

Nella lettera di risposta al vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e al commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, il ministro Giovanni Tria farà leva certamente sulle argomentazioni già usate nel Def. Poi si dirà che lo scorso anno sconta un rallentamento internazionale generalizzato, potente e inatteso, che ha colpito il nostro Paese tanto quanto la Germania visti anche i legami tra le due economie. E poi che in una fase di crescita di nuovo anemica, ragionamento che il ministro dell’Economia ha ripetuto in ogni consesso negli ultimi mesi, intervenire con manovre restrittive non potrebbe fare altro che enfatizzare gli effetti negativi di un ciclo avverso, bloccando del tutto i timidi segnali di ripresa che pure si sono affacciati nei primi mesi del 2019.
Ultimo in ordine di tempo il “miglioramento diffuso” del clima di fiducia di consumatori e imprese registrato a maggio dall’Istat.

Il Tesoro, nella sua missiva molto probabilmente ribadirà poi sia l’impegno per accelerare gli investimenti sia
gli effetti positivi dei due decreti (Crescita e Sblocca cantieri) messi in campo a fine aprile per rilanciare l’attività economica privata e gli appalti pubblici.

“L’unico modo per abbattere il debito è investire nella crescita”, ha detto il vicepremier Matteo Salvini perorando la causa della flat tax e annunciando un incontro con Tria per “coordinare” la risposta da mandare a Bruxelles.

Il ministro ha rivisto il premier, Giuseppe Conte, a Palazzo Chigi, dopo la riunione dei giorni scorsi proprio per valutare gli argomenti da presentare a Bruxelles.

La parola d’ordine, in questa fase, è quella della massima prudenza: nessuno, nemmeno la Lega nonostante i proclami, sembra interessato a riaprire lo scontro frontale con l’ Europa. Ma si cercherà in ogni caso di evitare la manovra bis in piena estate, puntando sulle maggiori entrate attese, forti ad esempio dell’exploit della fatturazione elettronica che nei primi due-tre mesi ha già fatto recuperare 700 milioni di false compensazioni Iva.

Possibile che si punti anche sui risparmi delle due misure di bandiera gialloverdi, reddito di cittadinanza e quota 100, che l’M5S aveva però ipotecato per destinarli al sostegno alle famiglie.

Ma anche la Corte dei Conti invita il governo a utilizzare gli eventuali risparmi per “ridurre il disavanzo e rientrare dal debito”, che per il peso e per il calo incerto rischia di “incidere negativamente sulle prospettive di crescita”.

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