UberPop, la app che trasforma tutti in tassisti, bloccata

ultimo aggiornamento: 30/06/2015 ore 07:15

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uberpop bloccata milano

Uber indica un insieme di servizi: UberBlack, rivolto agli autisti con autorizzazione Ncc — noleggio con conducente; UberVan anch’esso per gli Ncc ma con furgoncini; e UberPop, che invece permette a chiunque abbia almeno 21 anni, una patente valida e un’auto con meno di dieci anni di trasportare altre persone senza bisogno di autorizzazioni o licenze. Tassisti improvvisate, con richieste di tariffe anche di 5 euro.
I clienti si devono iscrivere alla app, registrare la carta di credito, e vedono comparire sul telefono le vetture più vicine: Black, Pop e Van.
I fruitori di UberPop sono invitati a sedersi davanti per non farsi notare, perchè se i vigili fermano il conducente contestano la violazione degli articoli 85 e 86 del codice stradale (taxi o Ncc abusivi) e certamente Uber non ne risponde in quanto responsabile è solo l’autista, che rischia la confisca della vettura, la sospensione della patente e multe fino ad oltre 7 mila euro.
Ora un’ordinanza del Tribunale di Milano blocca i servizi, l’applicazione e il sito Internet di Uber per «concorrenza sleale» nei confronti dei taxi e, per certi versi, è una storia che si ripete dall’Europa, all’India, passando per il Brasile.
Uber, la popolare app californiana che mette in contatto tramite smartphone passeggeri e autisti, non ha mai avuto vita facile e, da quando è stata creata, ha provocato polemiche e soprattutto le violente proteste dei tassisti.
Lanciata nel 2010 a San Francisco, in quattro anni la compagnia dei due startupper, Garrett Camp e Travis Kalanick, opera in oltre 200 città sparse in 45 Paesi nel mondo e ha raggiunto un valore di 40 miliardi di euro grazie a nuovi investitori.
Alla crescente popolarità del servizio è conseguita una escalation di proteste dei tassisti in diverse città europee, dove lo scorso anno i tassisti di Londra, Parigi, Berlino, Madrid e di altri capitali, sono scesi in piazza per protestare contro l’applicazione della società californiana colpevole, a loro avviso, di infrangere i regolamenti locali per la concessione delle licenze.
Le proteste si sono poi allargate anche nel resto del mondo. Proprio ieri, migliaia di tassisti hanno manifestato in Messico per denunciare la concorrenza sleale non solo di servizi come Uber e Cabify, ma anche dei “taxi pirata”, che funzionano come quelli regolari, ma non pagano le tasse.
Molti i Paesi che hanno vietato il servizio.
L’ultimo, in ordine di tempo, è il Brasile dove il 29 aprile scorso il tribunale ha accolto il ricorso dei tassisti locali determinando la sospensione delle attività di Uber in tutto il Paese.
Prima erano stati l’India, la Thailandia, l’Olanda, la Spagna, la Francia e lo stato Usa del Nevada. In Belgio, un tribunale ha messo al bando il servizio, mentre l’associazione di categoria di Berlino ha ottenuto una specie di provvedimento cautelare nei confronti dell’applicazione.
In altri Stati, quali Vietnam, Singapore, Cina e Indonesia, l’azienda americana è nel mirino di alcune dispute legali all’esame dei vari tribunali.

28/05/2015


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Una persona ha commentato

  1. A me pare un provvedimento delirante.

    La Commissione Europea ha già nei progetti di creare un regolamento comunitario riguardo UberPop, che dovrebbe arrivare tra non molto. A questa sentenza seguirà poi un ricorso, e fino alla fine della vicenda tutto dovrebbe continuare regolarmente.
    Cosa hanno fatto i tassisti in questi anni per migliorare il loro “servizio pubblico”, se non protestare, fare agguati, e lamentarsi perchè pretendono di non avere concorrenza ed inimicarsi l’utenza?

    Nel frattempo UBER continua ad offrire un’app innovativa, un servizio economico, e

    20€ DI CREDITO OMAGGIO

    per provare come funziona ( inserendo nell’app il codice AZ84P12 o registrandosi qui: ) e tariffe t-r-a-s-p-a-r-e-n-t-i, fornendo il preventivo prima di ogni corsa.

    Strano che la gente voglia avere la possibilità di scegliere eh?:)

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