A volte, giocare può essere una esperienza complessa e faticosa.
A volte, durante un gioco, può capitare di sentirsi inutili, di provare compassione, di capire che qualcosa di più grande di noi ha già deciso tutto, e che noi siamo solo un minuscolo pulviscolo di polvere senza quasi nessun senso.

Dite che sto esagerando? Allora non avete ancora provato l’esperienza (al limite, spesso devastante, quasi sempre senza un vero vincitore) che sarà “This War of Mine”.
Tratto da un videogioco di grande successo (e –a dirla tutta con più ampie possibilità di vittoria o, per lo meno, this war of mine gioco box 1di sopravvivenza) “This war of mine” è un gioco cooperativo stile “survivor” ambientato in una città devastata dalla guerra. Con la possibilità di giocare da solo (ma direte presto ciao ciao alle vostre ambizioni di sopravvivenza almeno per le prime 10 partite…) o collaborando tra giocatori, lo scopo è in realtà molto semplice: vivere. In una maniera o nell’altra, vivere da civile mentre fuori dal vostro rifugio scoppia la peggior guerra di sempre.

A capo di un piccolo gruppo di sopravvissuti, bisognerà dunque cercare di arrivare al termine delle single giornate, tra fame, freddo, malattie, imprevisti, risorse che non bastano mai e sanità mentale che a poco a poco se ne va fino a portare alle estreme conseguenze, con morti eroiche per far sopravvivere il resto del gruppo o suicidi meno eroici per esasperazione.

Durante il giorno la gestione delle azioni sarà all’insegna della quasi banalità: costruire e procurarsi il necessario per sopravvivere, scongiurare malattie, mangiare e bere per tenersi il più sani possibile, incontrare altri sopravvissuti che non si saprà fio all’ultimo se amici, nemici o traditori per una storia sempre diversa che cambierà in ogni partita. Poi, però, cala la notte e lo scopo cambia radicalmente: sarà meglio stare nascosti e proteggere il rifugio, con il rischio di esaurire scorte vitali e pazienza, oppure agire furtivamente per esplorare la città alla ricerca di risorse con il rischio di non veder tornare chi è stato inviato in avanscoperta o – forse peggi – vederlo sì tornare, ma infetto oppure seguito da una band apiù forte, numerosa e meglio armata?

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L’avrete sicuramente capito: se lo scopo è, ovviamente, arrivare sani e salvi alla fine della guerra, qui invece sithis war of mine gioco box 2 muore e anche molto, e – nel caso si riesca ad arrivare alla firma della pace, non è detto che tutto sia positivo: la possibilità di verificare come e se si è sopravvissuti è affidata a un buon sistema di epiloghi basato sulle scelte compiute durante il corso della partita.

Cooperativo bello, dunque, ma cattivo e difficlle come pochi se ne sono visti negli ultimi anni. Sei convinto di essere riuscito a passare indenni i vari problemi? Giri una carta e muori. E muori male: di stenti, di malattia, di depressione. Lo scopo, dunque, resta uno solo, data la difficoltà di prevedere tutte le varianti in corso d’opera (è la guerra, ragazzi, non si può capire tutto…): sopravvivere, resistere, combattere con le poche forze che restano per vedere l’alba del giorno dopo, nell’attesa della giornata nella quale – forse – finalmente tutto finirà. Oppure più banalmente riusciremo a raccogliere un poco di acqua piovana o trovare della legna per scaldarsi.

Brutto? Triste? Deprimente? No, terribilmente veritiero e – paradossalmente – terribilmente bello da giocare. Con una unica avvertenza: si gioca attorno alle due ore per partita, ma non crediate di riuscire a vincere prima di 7-8 volte. Imparate dai vostri errori, almeno questa possibilità il gioco – al contrario della guerra vera – ve la darà.

This war of mine di Michal Oracz e Jakub Wisniewski, editore Pendragon. Storytelling cooperativo di sopravvivenza con dadi per 1-6 giocatori dai 18 ai 99 anni. Durata 120 minuti, difficoltà alta con alta dipendenza dalla lingua. Prezzo euro 69,90

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