The Queen of the Tearling: tra Il Trono di Spade e Hunger Games

ultimo aggiornamento: 10/08/2015 ore 10:48

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The Queen of the Tearling

Arrivato nelle librerie grazie a Multiplayer Edizioni, in un’edizone da collezione davvero magnifica con tanto di mappa ed illustrazioni di Roberto Recchioni, “The Queen of The Tearling” (traduzione di Marco Piva) di Erika Johansen è un libro coinvolgente, attento, ma che paga il fatto di essere una trilogia con l’azione vera e propria che non parte mai, diventando più una lunga introduzione su quello che accadrà nei prossimi volumi che altro, ma procediamo con ordine.

Il giorno del suo diciannovesimo compleanno la principessa Kelsea Raleigh Glynn, cresciuta in esilio, intraprende un pericoloso viaggio alla volta del castello in cui è nata per riprendersi il trono che le spetta di diritto. Kelsea sarà pure inesperta, ma non è indifesa: al collo porta lo zaffiro di Tearling, un gioiello dagli immensi poteri magici, ed è accompagnata dalla Guardia della Regina, un gruppo scelto di coraggiosi cavalieri guidato dall’enigmatico e fedele Lazarus. Kelsea avrà bisogno di tutti loro per sopravvivere alla cabala di nemici che cercherà di impedire la sua incoronazione con ogni mezzo, da sicari dai mantelli cremisi a tremendi incantesimi di sangue.


“The Queen od the Tearling” è, come detto, un romanzo avvincente con una prosa scorrevole, dove ogni personaggio è stato caratterizzato in maniera approfondita, permettendo così al lettore di entrare completamente in questo mondo distopico, al di là del tempo, dove Medioevo e futuro si fondono per creare una nuova età temporale, con una forte attenzione all’idea di Stato e Religione.

Johansen dà vita ai suoi personaggi, si prende tutto il suo tempo per farceli conoscere, inficiando leggermente il racconto che, alla fine, sembra un’introduzione per tutto quello che accadrà nel secondo libro dove, a personaggi ormai introdotti, ci sarà sicuramente più spazio per l’azione. Non che nel primo capitolo manchi, anzi, momenti di tensione ce ne sono, ma sono limitati rispetto a quello che uno si aspetterebbe in un libro d’avventura.

Piccolezze comunque alla fine dell’opera generale che risulta molto godibile e, in alcuni punti trascinante tanto da stimolare moltissimo la mente del lettore nella creazione delle immagini.


La stessa ispirazione che ha portato Roberto Recchioni a partecipare a questo progetto come illustratore, come ci ha raccontato. “Ho cercato di tenere uno stile quanto più minimale, fresco e diretto possibile. Per due ragioni: la prima è che non volevo che il mio immaginario si sovrapponesse a quelle del lettore, dandogli troppe informazioni e definendo troppo i personaggi e le ambientazioni. Il secondo motivo deriva dallo stile di scrittura: il romanzo è molto diretto e potente, le illustrazioni dovevano restituire questo approccio.

Ha seguito un iter particolare per decidere di trasformare visivamente una certa scena piuttosto che un’altra?
Ho selezionato quelle che per me erano le scene emozionalmente più interessanti e ho cercato di rendergli giustizia.

Da lettore, cosa le è piaciuto di più del libro?

La caratterizzazione, fisica e psicologica della protagonista e il poco tatto che l’autrice dimostra nel criticare le istituzioni religiose e l’idea di stato.

Quale personaggio ha sentito più vicino nel creare i disegni?
Kelsea, la protagonista.

Se dovesse scegliere, quale sarebbe l’illustrazione da eleggere come simbolo dell’intero libro?
Non credo che sia possibile perché nessuna illustrazione è stata concepita per essere una summa di un libro così variegato. Trovo però che quella che apre il primo capitolo, racconti molto del romanzo.

Sara Prian

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