Tentato omicidio a Mestre, Carabinieri arrestano responsabile

ultimo aggiornamento: 21/10/2017 ore 13:39

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Musile, rissa furibonda tra marocchini per lo spaccio

Pochi giorni di indagine e i Carabinieri vengono a capo di un fatto di sangue avvenuto per le strade di Mestre.

Nel pomeriggio di ieri 20 ottobre 2017, infatti, il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Mestre ha dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Venezia nei confronti di Ghrissi Khalil (classe ’97), destinatario della misura poiché ritenuto responsabile del tentato omicidio ai danni del senegalese Gadiaga Dembel (classe ’77), avvenuto il 7 ottobre scorso davanti i giardinetti di via Piave a Mestre.

Le ricerche dei Carabinieri di Mestre, coordinati dalla Procura di Venezia, si sono concluse rapidamente dopo appena una settimana dall’evento delittuoso. Grazie ai precisi e concordanti elementi di prova ottenuti dai tempestivi accertamenti di polizia giudiziaria svolti, è scattata la richiesta all’A.G. di applicazione di custodia cautelare in carcere, emessa il 19 ottobre 2017 dal Giudice per le indagini preliminari. Non poteva che essere richiesta questa misura cautelare, visto che si stava procedendo per un tentato omicidio, commesso probabilmente per futili motivi ma con una tale efferatezza da generare profondo sconcerto anche tra gli inquirenti.

Così i militari dell’Arma si sono subito messi alla ricerca dell’uomo ritenuto responsabile, che è stato individuato nel primo pomeriggio di ieri: grazie alla costante azione di monitoraggio e controllo del territorio effettuata dai Carabinieri, oltre ad un’ottima conoscenza dei soggetti d’interesse operativo gravitanti nel centro mestrino, non è stato difficile identificarlo: il Ghrissi è un giovane tunisino, irregolare sul territorio nazionale e con precedenti per spaccio di stupefacenti, quindi ben noto agli uffici dell’Arma.

Non a caso, le indagini condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Mestre si erano subito concentrate negli ambienti dello spaccio cittadino, soprattutto nell’area del quartiere Piave, proprio dove era avvenuto lo spargimento di sangue ai danni di un senegalese, il quale aveva ricevuto due fendenti allo stomaco (sufficienti per uccidere una persona).

La vittima, che conosceva il suo aggressore, era stata sottoposta ad immediato intervento chirurgico presso l’Ospedale dell’Angelo di Mestre, a causa del “trauma toracico con eviscerazione”; solo dopo dieci giorni le sue condizioni sono migliorate. Pertanto anche la vittima, su cui gravava un ordine di carcerazione per pregresse vicende penali, è stata tradotta presso il carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia: il Gadiaga doveva scontare una pena definitiva di oltre un anno di reclusione per i reati di “furto aggravato e inosservanza alle misure prevenzione personali”, commessi in Mestre nel 2016.
Ad incastrare il Ghrissi, invece, vi erano anche alcune testimonianze ed i filmati di videosorveglianza presenti in via Piave.

Tutti gli elementi acquisiti dai Carabinieri erano precisi e concordanti e riconducevano proprio a lui. Così, una volta individuato, l’uomo è stato bloccato, dopo una lunga resistenza, e portato negli uffici di via Miranese. In tale contesto, a seguito della perquisizione personale, lo straniero è stato inoltre trovato in possesso di sostanza stupefacente (circa 16 grammi di eroina suddivisa in piccoli “sassi”), motivo per cui il Ghrissi è stato denunciato per “resistenza a pubblico ufficiale” e “detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”. Dopo le consuete attività di rito è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Venezia, lo stesso istituto penitenziario in cui risulta, da qualche giorno, associata la sua vittima.

I militari dell’Arma proseguiranno con l’attività d’indagine volta a chiarire le reali motivazioni del cruento gesto e ad individuare l’arma del delitto, che non è ancora stata trovata.

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