Sully, Eastwood celebra il coraggio dell'individuo

Con la messinscena della sua morte (si spera in un effetto scaramantico) in “Gran Torino”, Eastwood è diventato solo regista e dà l’impressione di volersi concentrare su film di minore respiro. Non che non metta in gioco una personalissima dimensione drammatica piena di tensione e provocatoria.
“American Sniper” era un film controverso verso il quale molti se ne sono usciti con giudizi troppo facili. Ma trovo indubbio che l’ultima produzione del regista non sorprende più.

In “Sully”, cronaca dello sconvolgente ammaraggio dell’aereo delle US Airways nel gelido Hudson durante il 15 gennaio 2009, è essenzialmente un film dalla parte di un eroe comune, che compie un gesto individualistico. Non fa niente che si tratti di un’impresa dedita a salvare vite umane; quello che Eastwood vuole celebrare è il coraggio dell’individuo. Che poi nessuno toglie alcun merito a Chesley Sullemberg, alias Sully, primo pilota dell’aereo ovviamente; né si vuole affatto parlare male di questo ultimo onestissimo lavoro cinematografico, totalmente in formato Imax.

Conosciamo sin troppo bene l’ambiente di questi film di Eastwood; che si tratti di pareti domestiche, di mogli solide e fragili ma coraggiose; di uomini schietti e “semplici” nelle loro scelte. Quelle tendine delle case, quegli abiti, quelle facce americanissime; se ci son film in cui possiamo limpidamente vedere gli statunitensi wasp questi film sono quelli di mr. C.E. . Tom Hanks tratteggia magistralmente il personaggio di Sullemberg.

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Hanks è un signor attore, poche storie. Il suo professionismo perfetto ricorda la vecchia scuola americana dei James Stewart. Non è da meno Aaron Eckart, nel ruolo del copilota.

Il film ha una struttura di flashback piuttosto vivace e comunque fresca; nei ritmi: Eastwood non è certo privo di energie, avercene di registi anziani così. Ma non aspettiamoci nulla di trascendente; il film è piacevole, leggerissimamente retorico, saldo ma edibile e non molto altro. Non ci sono fulminanti melting pot interraziali e messe in discussione di antichi valori, né uno sguardo con occhi altrui, come nel sottovalutato “Lettere da Iwo Jima”; o tremendi cupio dissolvi e prese d’atto di fallimenti come ne “Gli spietati”.

“Sully” è un film compassato, in cui anche la lotta ai poteri, vista da “destra” (e anche qui averne di uomini di destra come Clint!) è la stessa di John Wayne 60 anni fa. Un film americano, molto americano ma non beceramente americano. Anche se fatalità i “buoni” trionfano sui cattivi. E in tempi trumpiani questa voce “dal basso” assume una luce particolare.

SULLY (id.) 2016
regia Clint Eastwood
con Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney

Giovanni Natoli
Giornalista e critico cinematografico. Puntuale testimone della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, pubblica le sue recensioni sulla rubrica 'Moviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico'.

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