Stranieri residenti nel comune di Venezia, il quadro completo 2015

ultimo aggiornamento: 04/11/2015 ore 19:49

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Stranieri residenti nel comune di Venezia, il quadro completo 2015

Una mappa, un ragionamento sulla presenza di persone straniere residenti, grazie al Dossier statistico 2015 presentato dal responsabile del Servizio Immigrazione del Comune di Venezia, Gianfranco Bonesso.

Una ricerca puntuale e sostanziata da dati e analisi, resa possibile dal Centro Studi e Ricerche Idos, dalla Chiesa Valdese (che l’ha sostenuta con i proventi del suo otto per mille), dalla Rivista Confronti e da rappresentanze ad essi legate.


Sono dunque intorno a 34.000 le presenze di cittadini stranieri , con un aumento di oltre il 2% rispetto il 2014. Provengono da 148 Paesi (sette in più rispetto il 2014), in larga misura sono cinesi (+ 8,45%), romeni (+9,6%), e kosovari (+7,20) . Si registra invece un calo(circa il 2%) di moldavi e albanesi.

L’elaborazione dei dati mostra una forte presenza di bengalesi (5425 residenti), indaga su altri Paesi e nel complesso registra una complessità che riguarda la storia stessa dei popoli e delle persone che ora vivono qui. Evidenzia che i minorenni sono il 32% e una presenza femminile prevalente (un 20% ) rispetto agli uomini.

Gli immigrati trovano casa soprattutto a Marghera, a Mestre e nella terraferma (l’82,19%), il rimanente in Centro Storico a Venezia e nell’Estuario.


Dentro i numeri si muovono le ragioni e le richieste: l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di chi vive qui da oltre dieci anni, (695 richieste da gennaio), il riconoscimento dello status di rifugiati politici (quest’anno raddoppiati).

Ed anche e soprattutto i profughi richiedenti asilo (1300 in provincia di Venezia), oltre agli ingressi per migrazioni forzate e ricongiungimenti familiari, nonché richieste di protezione sussidiaria e umanitaria.

In questa fotografia analitica che il Dossier ci offre e che investe la sua attenzione sul mondo variegato che indaga, si muove la vita reale:i travagli, gli spostamenti, i viaggi, le guerre, la povertà. La vivibilità possibile con una casa e un lavoro. Bisogni essenziali, bisogni di tutti e di ognuno.

Oggi interagiamo con un futuro in divenire, le classi multietniche, la relazione e l’integrazione fra culture diverse, ed ecco che “la questione anagrafica” diventa un’occasione per sostanziare la dimensione culturale e umana della condivisione.

Andreina Corso

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