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Mestre, fuma lo spinello a scuola e si sente male: a 14 anni in ospedale

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Mestre, fuma lo spinello a scuola e si sente male: a 14 anni in ospedale

Frequenta il liceo Franchetti di Mestre e improvvisamente si sente male proprio a scuola. Gli gira la testa, parla a fatica e subito gli insegnanti si rendono conto di dover affidare lo studente alle valutazioni mediche del Pronto Soccorso. Era colpa di uno spinello.

E sono proprio i sanitari a riscontrare che quel malore e quel malessere era stato provocato proprio dall’assunzione di cannabis che lo ha intossicato. E’ talmente giovane, che tutti pensano che per lui sia stata la prima volta, ha provato tra una lezione e l’altra, pare insieme a un compagno della stessa età.

Una bravata, per così dire, forse per imitare quei coetanei che a scuola fumano. Un comportamento purtroppo diffuso fra adolescenti che preoccupa i genitori e gli insegnanti, che spesso chiedono aiuto ai sevizi che si occupano di questi impegnativi aspetti delle abitudini e della vita relazionale dei giovani.

L’Asl veneziana offre il servizio “Droga che fare?” di cui è responsabile la dottoressa Daniela Orlandini. A lei si sono rivolte centinaia di famiglie negli ultimi anni, per capire, per sapere come comportarsi nei confronti dei figli molto giovani che provano lo spinello, talvolta abbandonandolo subito e altre volte invece, vuoi per imitazione, vuoi per il gusto di aderire al gruppo, ne rimangono coinvolti. E la risposta non può essere che molteplice, data la delicatezza di ogni situazione che presenta caratteristiche peculiari da ragazzo a ragazzo, da famiglia a famiglia.

L’ideale sarebbe la collaborazione fra adulti responsabili dell’educazione dei giovani : il nucleo familiare, la scuola, gli ambienti sportivi, i patronati, soggetti vicini ai ragazzi, che possono essere attenti osservatori della non facile età dell’adolescenza. E quindi in grado di entrare nei bisogni e nelle vulnerabilità dei giovani.

Ora i carabinieri si sono recati al liceo Franchetti per capire chi ha venduto la cannabis ai ragazzi e indagare sulla vicenda. Gli studenti hanno detto poco, comprensibilmente, dato che la portata del problema è più grande di loro. Ed è a questo punto che può rivelarsi prezioso l’intervento educativo della famiglia e della scuola, che non possono ignorare una realtà nella quale i ragazzi sono vittime inconsapevoli nel farsi del male.

Andreina Corso

28/10/2016

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  1. Salve, sono una doposcuolista. I miei ragazzi frequentano la scuola media e mi sono giunte informazioni su l’uso di spinelli da parte dei ragazzi. Alcuni frequentano solo la seconda media. Come si può rimediare. E consigliabile far intervenire la scuola , magari parlarne durante le ore scolastiche?

    • Buongiorno Lucia,
      è una situazione molto delicata ed è estremamente difficile dare un consiglio sulla base di un’informazione così ristretta.
      Posso dirle com’è andata in casi analoghi di mia conoscenza: sono state informate le forze dell’ordine che hanno monitorato con molta discrezione la situazione, poi è stato deciso l’intervento. E’ indispensabile conoscere, infatti, l’entità dei fatti per adottare un provvedimento proporzionale: si è trattato di un episodio casuale? E’ una situazione che si ripete con regolarità? Avviene anche lo scambio dentro la scuola? (se c’è qualcuno che ne è in possesso, c’è qualcuno che la vende?). A seconda dell’esito dell’approfondimento, si decide. Ad esempio: la ramanzina nel caso isolato, incontri con ragazzi e personale qualificato nei casi più estesi, intervento di autorità in caso di “commercio”.
      In ogni caso, a mio parere, non è il caso di sminuire o sottovalutare (troppe volte si sente dire “Sò giovani…”), per il bene stesso dei ragazzi.
      Un caro saluto e buona fortuna,
      Paolo P.

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