Ogni spazio felice – Amore e Solitudine

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Ogni spazio felice

A volte per scrivere un ottimo libro, basta raccontare il quotidiano con estrema sincerità, senza edulcorarlo, ma mostrandocelo con quel realismo rosselliniano che tanta fa male, ma che riesce a coinvolgere e creare empatia con chi legge.

Ed è ciò che accade con Ogni spazio felice di Alberto Schiavone, edito da Guanda, che si inserisce tra quelle opere all’apparenza semplici, ma che nascondono al loro interno un universo complesso, fatto di emozioni palpabili, reali, che scavano nell’animo umano giorno per giorno e che, senza accorgercene, creano una voragine dalla quale, però, con impegno e amore, si riesce ad uscire.

Ada e Amedeo sono sposati da oltre vent’anni, hanno avuto una vita piena e due figli, Sonia e Alex. Ma il meccanismo di questa famiglia si è inceppato e Ada non è riuscita ad assorbire l’impatto di un colpo che l’ha distrutta. Era una professoressa stimata, una moglie attenta, una madre premurosa, ora, invece, si rifugia nell’alcol. Amedeo la ama ancora, ma non riesce a infrangere la barriera di dolore che si è alzata tra loro. Hanno chiuso fuori il mondo, gli amici, la vita. Solo Sonia riesce a regalare ai genitori ancora qualche momento di normalità. Questo fragile equilibrio è però destinato a subire un nuovo assalto dalla sorte: Sonia è incinta, ed è stata abbandonata dal padre del bambino. A questo punto il corpo già debole di Ada cede. Ma proprio quando tutto sembra perduto si affaccia un’occasione di riscatto. Ada trova la forza di reagire, forse come non le succedeva da tempo, e questa volta vuole combattere per salvare la sua famiglia.

Come un nostrano Kent Haruf, Schiavone tratteggia la vita di due persone comuni, che si trovano in situazioni comuni, ma che proprio in questa ordinarietà riesce ad emergere lo straordinario della prosa dell’autore Torinese, ma d’adozione milanese. Sì perché riesce con estrema semplice, con una scrittura diretta, concisa, ma incisiva a raccontarci cosa sia la solitudine, quella che si annida nei cuori e che diventa nostra coinquilina scomoda, ma con la quale, forse un po’ troppe volte, finiamo per trovarci in sintonia.

Ma mentre Haruf nel suo Le nostre anime di notte racconta l’incontro di due anime che fanno convivere la loro solitudine, qui Schiavone sembra, invece, andare dalla parte opposta: due persone che vivono assieme, ma che non riescono a tenersi compagnia.

C’è un dolore, forte, ad ogni riga, ad ogni pensiero di Amedeo che si insinua nel lettore che sembra leggere in quelle rughe del volto, tutto il bisogno di essere di più del ruolo che si è ritagliato nella sua famiglia. E poi c’è Ada, incapace di reagire al dolore se non attraverso l’alcol. Due anime una volta così vicine che si sono allontanate giorno dopo giorno senza accorgersene, due satelliti nella stessa orbita, ma che non si incrociano mai. Parole non dette, parole mai dette con la giusta convinzione, il bisogno di dare a colei che si ama quello di cui ha bisogno pur sapendo che questo la ucciderà è il lungo calvario di Amedeo, che il lettore condivide, a cui il lettore apre il cuore e verso il quale sente quasi un’esigenza di protezione, di regalargli una di quelle storie che lui inventa per evadere dalla realtà.

Però alla fine, il senso della vita, l’ingrediente per la sopravvivenza, sta proprio nel titolo stesso del romanzo, Ogni spazio felice, perché basta niente, uno spiraglio, una fantasia, per riuscire a rendere sopportabile qualsiasi peso, anche se poi, come ci suggerirà lo stesso Schiavone, l’unico ingrediente necessario in questa vita è l’Amore.

L’opera di Schiavone, dunque, diventa una sincera lettera d’amore, dove tutto è vivo, doloroso e reale, in uno dei libri più interessanti di quest’anno.

Sara Prian

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Alice Bianco Sara Prian
Laureate in Tecniche Artistiche e dello spettacolo, sono grandi esperte di cinema e libri. Curano la rubrica di opere letterarie: recensioni editoriali, rassegne e nuove uscite. Sono Editor, Social Media Manager, Copywriter E' possibile contattarle a: pandorarecensioni.vdv@gmail.com

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