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Serve una risposta popolare: NO al referendum alla riforma Boschi-Verdini

Matteo Renzi, il presidente eletto da un Parlamento di “ illegittimi” e con le insolite procedure conseguenti al “golpe blanco” del Novembre 2011, ha applaudito al voto di ieri alla Camera di approvazione della sciagurata riforma costituzionale Boschi-Verdini, con la sua solita comunicazione via twitter.

Mancano due ultimi passaggi “tecnici” che sembrerebbero del tutto innocui, considerando l’inconsistenza politico culturale e morale di ciò che rimane dell’antico spirito e cultura democratico popolare nell’esangui anime morte del fu PCI-PDS-DS.

Con Alfiero Grandi, già sindacalista CGIL e deputato della sinistra condividiamo il suo giudizio nettamente contrario alla riforma partendo dalla constatazione che: “l’attuale Costituzione ha permesso di distruggere la legge elettorale definita “porcellum” perché contraria ai suoi principi, anche se troppo tardivamente, dalla sentenza della Corte. La Corte ha salvato gli atti già compiuti da un parlamento eletto con una legge elettorale illegittima, ma dopo avrebbero dovuto esserci nuove elezioni, con un nuovo sistema elettorale, possibile anche con quello uscito dalla sentenza. Invece no.

Il parlamento a trazione del governo Renzi per le più disparate – spesso poco nobili – ragioni ha approvato una legge elettorale ipermaggioritaria simile al porcellum e ha fissato l’asticella dei deputati nominati dai capi partito ad almeno i due terzi degli eletti della Camera. Innestando questa legge elettorale sullo scasso della Costituzione in corso di approvazione si avrebbe questo esito: il Senato diventerebbe una camera fittizia che avrà più poteri di quanti riuscirà ad esercitarne e con componenti non eletti dai cittadini, ai quali non debbono rispondere del loro operato.
Faccio un esempio, se l’Italia dovrà decidere su pace o guerra l’unica sede in cui farlo sarà la Camera dei deputati, in quanto il Senato non conterà nulla. La Camera eletta con un sistema ipermaggioritario avrà la maggioranza di un solo partito, per di più con deputati in buona parte designati, guarda caso, dal capo del partito. “

Sono le considerazioni che da più di un anno continuo a svolgere nelle mie note settimanali.

Constatata l’impotenza delle camere “ farlocche” a opporre la pur minima resistenza allo strapotere di una maggioranza drogata, come ALEF abbiamo aderito agli Stati generali di sovranità popolare che proprio ieri alla Camera hanno dato l’avvio al comitato per il NO al referendum

Ora si tratta di dare sostanza e sostegno all’iniziativa che vede in prima fila uno stuolo di giuristi e di personalità della cultura e della politica, come il prof Paolo Maddalena, Gaetano Azzariti- Felice Besostri-Domenico Gallo-Alessandro Pace-Stefano Rodota’-Gustavo Zagrebelsky e la mia proposta, che ho già indicato agli altri amici firmatari del patto di Orvieto ( Mario Mauro, Carlo Giovanardi, Gaetano Quagliariello) è quella di attivare in tutti i comuni italiani dei comitati civico popolari per la difesa della sovranità popolare e il NO alla riforma che, se passasse, trasformerebbe l’Italia in un regime.

Saranno comitati aperti alla partecipazione di tutti i cittadini elettori interessati alla difesa della democrazia in Italia, accomunati come nei tempi migliori della storia della Repubblica, dalla volontà di non piegarsi ai tentativi di un giovin signore, servo sciocco dei poteri finanziari che, a Roma come a Bruxelles e nel mondo, annullate le regole del NOMA ( Non Overlapping Magisteria) intendono far prevalere le ragioni del turbo capitalismo finanziario assegnando all’economia e alla politica un ruolo ancillare e servente, senza alcun riferimento al bene comune .

Quel bene comune che, tanto per la cultura dei cattolici democratici e popolari, che per quella dei laici, liberali e riformisti socialisti resta l’obiettivo da perseguire da chi intende la politica come lo strumento basilare nel determinare i fini che una comunità democraticamente intende proporre e rispetto ai quali indirizzare le scelte dell’economia e della finanza.

Crediamo che su queste ragioni, al di là dell’ignavia dei “nominati” in Parlamento, l’Italia ancora una volta saprà dire il suo NO ai tentativi del “giovin signore fiorentino”, così terribilmente simili alle idee di quel suo conterraneo aretino di Castiglion Fibocchi.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)
12/01/2016

Data prima pubblicazione della notizia:

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