Sarri ha la tuta e le sue idee politiche, ma quanto felice farebbe ora Milanello?

ultimo aggiornamento: 24/10/2015 ore 18:46

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Sarri e Mancini

Il Milan non riesce a uscire dal tunnel, Mihajlovich dichiara che se fallirà lui, la squadra avrà bisogno di un esorcismo. Eccesso di autostima dell’allenatore ma con un grande fondo di verità.

Perso anche il trofeo Berlusconi, ai rossoneri il credito è abbondantemente finito. Silvio Berlusconi si sta spazientendo con il proprio amministratore delegato (senza la famosa clausola da milioni di euro, Galliani sarebbe già in pensione) ma allo stesso tempo sta subendo una dura lezione alle proprie convinzioni.


Alla fine perché Maurizio Sarri non è a Milanello? Per una tuta e le idee politiche. Si, perché non sia mai che un mister dei rossoneri scenda in campo senza cravatta e con idee di sinistra.

Si starà mangiando le mani di non aver scelto quello che Arrigo Sacchi ha definito l’unico insegnante di calcio al momento in Italia? D’altra parte le stesse convinzioni impedirono all’ex Cavaliere di ingaggiare alla fine degli anni novanta il grande Osvaldo Bagnoli.

Forse è vero che con Sarri le cose in casa milanista non sarebbero cambiate, quella del Milan è una crisi profonda che necessita una rifondazione dalla base dirigenziale ma qualcosa nei giocatori non va.


Sono stati spesi milioni di euro ma in maniera scriteriata, Romagnoli e Bertolacci strapagati (a proposito ma quanti giocatori ha acquistato Galliani da Preziosi negli ultimi anni?) e un inspiegabile ritorno di Balotelli.

Come se non bastasse la crisi di gioco e risultati, la telenovela con protagonista Mr. Bee, non accenna a giungere ai titoli di coda. Forse il famoso closing sarà per dicembre, forse.

E mentre Sarri si gode l’ennesimo successo europeo e tutti salgono sul carro del vincitore (andate a risentirvi i commenti dei giornalisti e tifosi un paio di mesi fa), anche un’altra grande del nostro calcio non riesce ad uscire dal tunnel: la Juventus.

I milanisti staranno gioendo che un loro ex tesserato stia portando così in basso i bianconeri e questi risultati non stanno che confermando i sostenitori di Antonio Conte.

La Juventus che ha vinto il quarto scudetto consecutivo era figlia del neo CT della nazionale, ora che l’impronta di Allegri è molto più marcata… Si vedono i risultati.

Certamente la mancanza di Vidal e Tevez è pesante ma ha ragione il presidente Andrea Agnelli, la rosa non giustifica il quattordicesimo posto.

Allegri inoltre ci mette decisamente del suo: relegare a comprimario Dybala (investimento da 40 milioni), con la scusa del “deve maturare”, non regge.

Per qualche oscura ragione nel nostro paese i giovani calciatori devono “maturare” non giocando. Mentre all’estero a diciannove anni sono titolari in Champions League.

Misteri di un calcio malato.

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