Salva Venezia, il subcommissario: nessuna vittoria, solo debito ridotto

ultimo aggiornamento: 23/01/2015 ore 18:54

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tato subcommissario venezia - TVETR

“I toni usati da alcune testate giornalistiche rispetto ai risultati dell’incontro di ieri a Roma con la Presidenza del Consiglio dei Ministri sono stati un po’ troppo ottimistici. Il lavoro fatto nella preparazione della norma è stato sicuramente apprezzato, ma siamo ancora in fase interlocutoria e bisogna essere cauti”.

Con queste parole il sub-commissario prefettizio del Comune di Venezia con delega al Bilancio e al Personale, Vito Tatò (foto), ha aperto il briefing stampa che si è svolto questo pomeriggio a Ca’ Farsetti, alla presenza anche del direttore generale, Marco Agostini, per illustrare gli esiti dell’incontro romano in cui è stato presentato il piano di riequilibrio pluriennale che l’Amministrazione comunale ha preparato per poter affrontare in maniera strutturale la situazione di criticità economica del Comune di Venezia.


“Garanzie sui tempi – ha proseguito Tatò – non ce ne sono state date e il governo ha chiesto del tempo, quindici giorni circa, per poter fare degli approfondimenti di natura tecnica. Ci è stata prospettata la possibilità che nel decreto Milleproroghe venga prorogata la misura cosiddetta “Salva Venezia” dello scorso anno, che prevedeva un limite al taglio dei trasferimenti conseguenti allo sforamento del Patto e la cancellazione del divieto di procedere ad assunzioni. Questo significa che le sanzioni potranno essere ridotte al 3% ma non cancellate, come invece noi avevamo chiesto in virtù della specificità di Venezia, passando da 60 milioni di euro a 17. L’anno 2015 inizierebbe così con un negativo di 52 milioni di euro, contro i 35 che avevamo ipotizzato con la cancellazione delle sanzioni”.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che – come ha spiegato Agostini – siamo in una fase di cambio dei sistemi di contabilità, per cui nella predisposizione del bilancio si deve tener conto di una serie di nuovi fattori, come ad esempio il fondo rischi, che prevede un accantonamento in bilancio in base alle cause pendenti dell’Amministrazione, in caso non vengano vinte, che introducono variabili non di poco conto.

A proposito del trattamento accessorio del personale, il sub-commissario ha precisato che i problemi sono legati sostanzialmente allo sforamento del Patto di stabilità, che impedisce di implementare il fondo dedicato, e alla mancanza di disponibilità di risorse di bilancio. In altre parole, il fondo destinato alla parte variabile dello stipendio dei dipendenti può essere implementato solo se le risorse ci sono. Il principio che si possono spendere solo risorse che si hanno non è discrezionale, non dipende quindi da una scelta del Commissario, ma da un obbligo normativo. Come specifica l’articolo 40 del Decreto legislativo 165/2001, le pubbliche amministrazioni possono attivare livelli autonomi di contrattazione collettiva solo nel rispetto dei vincoli di bilancio. “Solo quando avremo una risposta definitiva da Roma potremo aver chiaro quali somme possiamo avere a disposizione per il personale”.


Il piano di riequilibrio presentato prevede di utilizzare risorse provenienti, ad esempio, da sanzioni per violazioni del codice della strada, oneri di urbanizzazione, imposta di soggiorno, cercando di preservare il più possibile i servizi sociali.

Redazione

[22/01/2015]

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