Salva Roma – Mille Proroghe, a Natale la politica è un gran panettone

ultimo aggiornamento: 23/12/2013 ore 09:14

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camera dei deputati palazzo montecitorio

Quando si parla di approvazione di fine anno, scatta l’assalto alla diligenza, a colpi di decreti ed emendamenti. Alla faccia delle battaglie verbali e sul merito che durano settimane, con continui palleggiamenti tra Camera e Senato, nelle ultime ore nei provvedimenti si infila di tutto. Il decreto ‘Salva Roma’ diventa ‘Salva Tutto’ e il linguaggio tecnico è tale per cui di alcuni provvedimenti è a conoscenza solo il promotore o il promotori, mentre tutti gli altri se ne accorgono a cose fatte.
Esempio: «All’articolo 1 del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, il comma 4-bis è abrogato, al pari del terzo comma dell’articolo 2 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 10 aprile 1948, n. 421, ratificato, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 1957, n. 104…» e via dicendo.

I provvedimenti che necessariamente vanno approvati, tipo il decreto salva Roma o la legge milleproroghe, sono l’ultimo treno in partenza in cui si pensa di rifilare le cose non partite con i convogli precedenti. La frenesia è tale che i vagoni vanno pericolosamente a sbattere gli uni contro gli altri, manovrati da interessi contrapposti. E la confusione, niente affatto casuale, è tale da permettere ogni colpo basso.

Possiamo prendere ad esempio il caso degli affitti d’oro per i palazzi della politica. Nella «manovrina» approvata dal Senato il 13 dicembre spunta una norma grillina che dà allo Stato diritto di recesso con soli trenta giorni di preavviso dai contratti d’affitto stipulati con privati. Tutto giusto, ma il 19 dicembre, sempre al Senato, ecco un emendamento del Pd, catapultato in un altro decreto, che la cancella. La cosa finisce sui giornali e scoppia un putiferio: il 21 dicembre la norma viene ripristinata alla Camera in un terzo decreto ancora, quel salva Roma di cui parlavamo. Senza però sapere che nel frattempo si era già provveduto, prima della guerra degli emendamenti, ad aprire un paracadute nella legge di Stabilità. In che modo? Escludendo dal diritto di recesso non solo i palazzi dei ricchi fondi immobiliari, ma anche quelli di proprietà di chi ha investito negli stessi fondi. Si mormora che la norma possa rappresentare un assist a Scarpellini. La domanda sorge spontanea.

Nel frattempo il ‘salva Roma’ diventa un provvedimento omnicomprensivo in cui infilare venti milioni per il ‘rosso’ del trasporto pubblico calabrese. Ventitré per i treni valdostani. Mezzo milione per il Comune di Pietrelcina, paese di Padre Pio. Uno per le scuole di Marsciano, in Umbria. Un altro per il restauro del palazzo municipale di Sciacca. Ancora mezzo per la torre anticorsara di Porto Palo. Un milione a Frosinone, tre a Pescara, 25 addirittura a Brindisi. Quindi norme per il Teatro San Carlo di Napoli e la Fenice di Venezia, una minisanatoria per i chioschi sulle spiagge, disposizioni sulle slot machine, sulle isole minori, sulla Croce Rossa, sul terremoto dell’Emilia-Romagna, sui beni sequestrati alla criminalità organizzata. E perfino l’istituzione di una sezione operativa della Direzione investigativa antimafia all’aeroporto di Milano Malpensa per prevenire le infiltrazioni mafiose nell’Expo 2015.

Paolo Pradolin

[23/12/2013]

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