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Sacchetti per la frutta, tra polemiche e tesi complottistiche

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Maxi evasione fiscale in un supermercato di Venezia, evasi 6 milioni

Parliamo di sacchetti? A margine, naturalmente, in realtà i sacchetti biodegradabili oggi sono alle cronache per quei pochi centesimi che costeranno ai consumatori dei mercati e negozi ortofrutticoli, ed è questo l’elemento che fa discutere, arrabbiare la gente che sui social si sfoga anche con dichiarazioni peregrine, per dire che non è d’accordo.

Al di là della complottistica scontata ( a chi giova, complici e simili. . .) , che si accende e si scontra tra partiti in campagna elettorale, qualcuno s’interroga seriamente sui sacchetti biodegradabili e sulle motivazioni che hanno indotto il Governo a questo provvedimento che in realtà ha risposto ad una direttiva europea e che il Ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti ha definito “un atto di civiltà ecologica”.

Vengono in mente le sporte a rete, che una volta contenevano la spesa, erano di corda e solo più avanti, nel tempo, di plastica resistente.

C’è chi punta sulle borse riutilizzabili, e chi invece, più vicino alle tematiche della difesa dell’ambiente, le proibirebbe per motivi sanitari e di possibile contaminazioni.

Arrabbiato il Codacons che annuncia una diffida al Ministero allo Sviluppo economico per ottenere l’autorizzazione a portare le borse da casa, chi spiega che oramai sono oltre un centinaio le aziende in Italia che confezionano sacchetti biodegradabili e che un po’ per volta bisognerà eliminare la plastica, si chiama Green economy questo indirizzo europeo che richiama ogni cittadino ad un atto di cooperazione e responsabilità civica che gli costerà qualche centesimo, ma garantirà una difesa per l’ambiente, per i mari che sono già tanto inquinati.

Tra favorevoli e contrari, ci sono i disubbidienti che più che al valore o disvalore dell’iniziativa si spingono ad inventare modi, sotterfugi e strategie per evitare di pagare i sacchetti e questo argomento che affligge la popolazione che a ben vedere dovrebbe essere ‘in tutt’altre faccende affaccendata’, trova spazio e risonanza in un dibattito sterile e povero di contenuti rispetto ai problemi dell’inquinamento e della salute della Terra.

Legambiente è favorevole, ma raccomanda che il prezzo sia equo (non più di 2, 3 centesimi a busta), e Assobioplastiche applaude e ricorda che i sacchetti possono essere riusati per l’umido nella raccolta differenziata. Osserva inoltre che secondo le sue statistiche il prezzo annuo che ogni famiglia dovrà addizionare alla spesa nei supermercati va dai 4 ai 12 euro.

Un sondaggio realizzato da Ipsos Public Affairs, rileva che quasi 6 italiani su 10 (il 58%) si dichiarano favorevoli all’introduzione dei sacchetti in materiale biodegradabile e compostabile. Per quanto riguarda il pagamento, solo un intervistato su tre (29%) si dichiara assolutamente contrario. In ogni caso, il 59 per cento valuta il costo di 2 centesimi per sacchetto accettabile; mentre una minoranza (13%) si dichiara in disaccordo.

Il dibattito che imperversa sulla questione sacchetti dovrebbe tener conto innanzi tutto che la plastica è uno dei materiali più inquinanti del nostro pianeta e che In media ogni anno nel mondo vengono utilizzati 500 miliardi di sacchetti che si degradano in circa 1000 anni, per una media di 85 sacchetti all’anno per persona.

Un nostro personale, piccolo sacrificio economico per uno scopo nobile, in fondo ci sta.

Andreina Corso

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

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  1. …tutto bello finché i sacchetti se li pagano l’Europa (che ci costa e ci è costato un salasso vergognoso) e il Governo, con le abnormi tasse che già paghiamo!
    In merito all’ecologia, basteranno gli Stati Uniti a distruggere il pianeta… (vedere Trump)
    In merito a chi ci fa affari, non è che magari c’è qualche amica di Renzi che produce questi sacchetti, magari dalle parti di Mantova, e magari è pure dentro alla partecipata Terna…? Buona ricerca…
    Io penso: non pagate un centesimo per quei sacchetti, sono già pagati con le nostre tasse e l’IVA che paghiamo ad ogni acquisto, che a volte arriva al 22%!
    Le etichette mettetele sulla frutta direttamente (anche una per ogni ciliegia, se serve…), e fatevi stornare i centesimi alla cassa: la tassa è sul sacchetto, non sula frutta. (a proposito, l’anguria ci sta in quei sacchetti…? Resistono a quel peso?)
    Basta pagare!
    p.s.: guardate che disastri ambientali fanno in Messico, e questi giorni in Cina, con il petrolio…

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