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Renzi: "La minoranza del partito è come Totò"

“La minoranza del partito “si oppone, come direbbe Totò, a prescindere”.
Così Matteo Renzi liquida le critiche della sinistra Dem alla manovra, come il frutto di un atteggiamento del tutto pregiudiziale di chi in Parlamento coglie ogni occasione per attaccare chi guida il partito e il governo.
“Tra un po’ mi aspetto una dura opposizione sul colore delle mie cravatte”, scandisce in un’intervista al Tg5 il premier.

Dietro l’ironia una risposta molto dura, che smonta alla radice gli argomenti della sinistra Dem. E che fa crescere la tensione nel partito.
Il dialogo nel merito, sottolineano i vertici Dem, c’è sempre stato e anche questa volta non mancherà: il premier, riferiscono fonti parlamentari, lo avrebbe assicurato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel pranzo di due ore al Quirinale che ha avuto tra i temi proprio la legge di stabilità.

Dentro il Pd, il dialogo si aprirà con la riunione dei gruppi di Camera e Senato che il segretario-premier ha chiesto di convocare. La data non è ancora fissata, nell’attesa che il testo della manovra sia depositato in Senato, ma dovrebbe svolgersi tra mercoledì e giovedì, prima della partenza di Renzi per un viaggio istituzionale in Sud America, che è stato ridotto di un giorno ma lo terrà lontano quasi una settimana.
Prima di lasciare l’Italia, spiegano fonti parlamentari, il premier vuole mettere alcuni “puntini sulle i” e parlare di persona ai Bersani, Cuperlo, Speranza, che hanno aperto “il solito fuoco amico – osservano i renziani – senza neanche aver letto il ddl”.

Certo, assicurano fonti qualificate del Pd, che sarà possibile modificare la manovra. E’ quasi scontato che in Aula sarà messa la fiducia sul testo, perché sempre così è avvenuto negli ultimi anni, ma in commissione non mancheranno novità.
Perciò, osservano le stesse fonti, non si capisce perché la minoranza innalzi fin d’ora barricate: “Dovrebbero sapere che quanto più politicizzano temi come la tassa sulla casa e il limite al contante, tanto più restringono il nostro spazio politico per introdurre modifiche”. “C’è chi passa il tempo a lamentarsi. Ce ne faremo una ragione”, taglia corto Renzi.

E il sottinteso è che si andrà avanti come sempre, che i numeri al Senato ci saranno. Ma su questo punto sale l’agitazione anche nella maggioranza Pd perché se i verdiniani dovessero sopperire alla minoranza e votare la fiducia alla legge di stabilità, cambierebbe la fisionomia della coalizione di governo.

Che Ala sia determinante per far passare la manovra è “un’ipotesi dell’irrealtà”, assicurano i fedelissimi del premier. Ma non nascondono l’irritazione per i dubbi fatti trapelare dal ministro Graziano Delrio e dal deputato Matteo Richetti (esponenti dell’area dei cosiddetti ‘cattorenziani’) sui rischi connessi alla trasformazione del Pd in Partito della nazione e dell’ingresso dei verdiniani nella maggioranza.
“Non ci sono all’orizzonte progetti con Verdini, sono chiacchiere”, dichiara in un’intervista Delrio, che smentisce attriti. Ma aggiunge: “Se Verdini chiede di entrare in maggioranza, ne
dovremo discutere”.

Parole, queste ultime, che piacciono alla minoranza Pd, fortemente irritata dalla dichiarazione di Fabrizio Cicchitto secondo il quale la legge di stabilità concretizza il progetto di Berlusconi.
“Renzi vuol convincerci che togliere la tassa sui castelli e le case di lusso è una battaglia storica del Pd? Sarà più facile vendere la Fontana di Trevi, a proposito di Totò…”, è la replica pungente di Roberto Speranza a Renzi.

“Non c’è un pezzo di Pd che vuole male al Paese ma che chiede alcuni miglioramenti per uscire dal tunnel della crisi”, sottolinea Gianni Cuperlo, che chiede di smetterla con le “caricature”.
Mentre Miguel Gotor ricorda che Renzi nel suo libro del 2013 accusava Berlusconi di “usare la carta della pancia” proponendo l’abolizione dell’Imu: “Due anni dopo ecco il trasformismo delle idee. Renzi cambia verso”.

E’ forte, assicurano i parlamentari della minoranza, la determinazione ad andare avanti con gli emendamenti che saranno presentati, a partire da temi come Tasi e limite al contante. “Ne parliamo in assemblea? Bene. Ma se Renzi non cambia, gli emendamenti li votiamo”.

20/10/2015

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