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renzi e il tiki taka insegna comunicazione

Renzi e il tiki taka… e pensare che credevamo di averle sentite tutte. La strategia di possesso palla del Barcellona mutuata per definire una tendenza necessaria nelle nuove modalità di espressione del Pd.
Renzi insegna comunicazione, e a quanto pare ci riesce pure, se ha colto la passività strategica della comunicazione-catenaccio (tanto per restare nel calcio) come perdente.
Renzi e il tiki taka, cioè: “Come modificare la comunicazione del Partito democratico per raccontare l’Italia che riparte”, docente: Matteo Renzi.
L’Italia riparte o deve ripartire e il popolo ha bisogno di messaggi positivi su questo.
Ed eccolo Renzi in cattedra. Per niente fuori posto, con una quindicina di slide disegna il nuovo ‘schema di gioco’ della comunicazione del Pd.
Un vademecum snello per parlamentari dem, che sarà approfondito in un seminario del partito a fine agosto.

Il tentativo di imparare dagli errori di questo primo anno di governo, nel corso del quale – è convinto il premier – si è riusciti a far passare, nel racconto ai cittadini, molto meno di quanto si è fatto. La regola cardine è una sola. Basta giocare sulla difensiva, col catenaccio tipico del calcio italiano: bisogna imparare dal tiki taka del Barcellona a spiazzare l’avversario, tenere il possesso di palla e imporre il proprio gioco. Perché, spiega una delle slide di Renzi, illustrata da una foto dei giocatori del Barcellona, “ci sono due modi in politica, come nel calcio per vincere. Il secondo è il Tiki taka”.
È questo lo ‘schema’ che può garantire il successo, spiega il segretario-premier ai suoi parlamentari, di fronte ad avversari che “sperano nel fallimento dell’Italia”, quei “gufi” – l’immagine di un enorme di volatile rende chiaro il concetto – che fanno il nido “nei talkshow, non in Parlamento”.
“Il loro mantra – avverte Renzi – è ‘tutto va male, l’Italia è finita, siamo spacciati”.
“La loro alleata più grande – spiega una slide da cui si affaccia il volto malefico di Jack Nicholson in Shining – è la paura, non la realtà”.

Di qui la necessità per tutti gli esponenti di Pd di andare a lezione di comunicazione. Perché è più difficile, spiega Renzi, presentarsi nei salotti televisivi e difendere la narrazione di un’Italia che ha imbracciato la ripresa e ce la può fare, con le sue storie di successo e le sue eccellenze.
Se non si riesce a far passare il messaggio, le conseguenze sono tutte politiche, sottolinea il premier, che dopo il risultato delle regionali aveva fatto per primo un’autocritica sulla comunicazione. “In nome della paura si formano strane coppie, sante alleanze che vorrebbero costringerci al catenaccio”, spiega un’altra slide renziana. E i parlamentari, riuniti da Renzi all’ultimo piano del Nazareno, sorridono – racconta uno di loro – nel vedere sullo sfondo l’immagine d’archivio di un rotocalco con una foto di Renato Brunetta e Stefano Fassina insieme e sopra il titolo ‘La nostra grande intesa’.
O la foto di Beppe Grillo sull’Expo che doveva essere un fallimento e invece è “un successo mondiale”.
Renzi scatta infine un “selfie” del Pd, che “guida il governo, ha il gruppo di deputati più numeroso della storia, ha preso il massimo di voti dal 1958, governa in 17 regioni su 20”.
Perciò, spiega il premier ai suoi parlamentari, “se qualcuno dice che le cose non vanno forse non ricorda il passato” e quelle regionali del 2008 quando Renata Polverini festeggiava la vittoria con il saluto Romano e Berlusconi strappava al Pd Lazio, Campania, Piemonte e Calabria. Forse è il caso di ricordarglielo.

Paolo Pradolin

07/07/2015

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